Normative

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 237 c. 148 c. 151 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 819], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.-Articolo 3 Costituzione Italiana

 

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

LEGGE REGIONE CALABRIA N°27/85
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LEGGE N.104/1992
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DPR 24 FEBBRAIO 1994
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Legge 28_01_99 n_17.pdf [38.31 KB]
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LEGGE REGIONE CALABRIA N°8 29.03.1999
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Dipartimento per i servizi nel territorio Direzione generale per l'organizzazione dei servizi nel territorio Ufficio IV

Nota Prot. n.3390 

Roma, 30 novembre 2001


Allegati 

Oggetto: assistenza di base agli alunni in situazione di handicap.

 

La presente nota, nell'obiettivo prioritario di assicurare il diritto allo studio dei soggetti disabili, intende fornire un quadro il più completo possibile della normativa e alcune indicazioni operative, al fine di dare garanzie agli alunni e alle loro famiglie, certezza al personale della scuola e ai dirigenti scolastici e, nello stesso tempo, finalizzare le iniziative di formazione previste per i collaboratori scolastici.
Com'è noto, l'assistenza di base agli alunni disabili è parte fondamentale del processo di integrazione scolastica e la sua concreta attuazione contribuisce a realizzare il diritto allo studio costituzionalmente garantito. L'assistenza di base, di competenza della scuola, va intesa come il primo segmento della più articolata assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale prevista dall'art.13, comma 3, della legge 104/92.
Nel sistema vigente l'assistenza di base gestita dalle scuole è attività interconnessa con quella educativa e didattica: queste tre tipologie di azioni devono concorrere tutte insieme alla integrazione della persona disabile secondo un progetto unitario che vede coinvolti tutti gli operatori (dirigenti scolastici, docenti, collaboratori scolastici, genitori, tecnici della riabilitazione ecc.) in un unico disegno formativo che la norma definisce come Piano Educativo Individualizzato. Il PEI, a sua volta, si colloca all'interno della più generale progettualità delle scuole autonome che, ai sensi del DPR 275/99, sono tenute a redigere il Piano dell'Offerta Formativa (POF), nel quale sono indicati i criteri e le modalità organizzative dell'intero servizio formativo che ciascuna istituzione intende attuare, anche in relazione alle varie e diversificate esigenze degli alunni e delle famiglie.
Pertanto, in tale contesto, il collaboratore scolastico è parte significativa del processo di integrazione scolastica degli alunni disabili, partecipa al progetto educativo individuale dell'alunno e collabora con gli insegnanti e la famiglia per favorirne l'integrazione scolastica.
In relazione alle specifiche esigenze di assicurare un servizio qualificato, è prevista la partecipazione del personale ad appositi corsi di formazione. Ciò vale per tutto il personale che opera nella scuola a contatto con gli alunni con bisogni speciali, nell'ambito, tuttavia, delle competenze che si richiedono a ciascuna figura professionale. 
Resta ovviamente confermato il principio che la responsabilità di predisporre le condizioni affinché tutti gli alunni, durante la loro esperienza di vita scolastica, dispongano di servizi qualitativamente idonei a soddisfare le proprie esigenze, è di ciascuna scuola, la quale, mediante i propri organi di gestione, deve adoperarsi attraverso tutti gli strumenti previsti dalla legge e dalla contrattazione, compresa la formazione specifica degli operatori, per conseguire l'obiettivo della piena integrazione degli alunni disabili.

Competenze dell'istituzione scolastica

Premesso che la scuola deve garantire l'assistenza di base agli alunni disabili, si evidenzia come, nelle diverse fasi contrattuali, le mansioni di assistenza sono state più volte modificate, anche in seguito al trasferimento del personale addetto a tali mansioni, dal comparto delle Autonomie Locali al comparto scuola e inserite con l'accordo relativo al secondo biennio economico siglato in data 15/2/2001 nel profilo professionale del collaboratore scolastico. Infatti la tabella D dell'accordo citato pone, tra le mansioni proprie del profilo di tutti i collaboratori scolastici, l'ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell'accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche e nell'uscita da esse, in cui è ricompreso lo spostamento nei locali della scuola.
Per quanto riguarda le attività di ausilio materiale agli alunni portatori di handicap per esigenze di particolare disagio e per le attività di cura alla persona ed ausilio materiale nell'uso dei servizi igienici e nella cura dell'igiene personale dell'alunno disabile, nelle scuole di ogni ordine e grado
, tali mansioni rientrano tra le funzioni aggiuntive (allegato 6 punto 4 lettera b del CCNI e tabella D citata, ultimo capoverso), da assegnare prioritariamente per soddisfare tali esigenze e da remunerare con risorse contrattuali (Tabella D ultimo capoverso e Intesa MIUR-OO.SS del 9/11/2001). 
A tal fine, il Dirigente scolastico dovrà attivare le procedure previste dall'articolo 50 e dall'allegato 7 del CCNI 98-01 per l'attribuzione delle funzioni aggiuntive sulla base delle domande presentate, tenendo conto anche di quanto previsto dall'Intesa citata, che individua come esigenza prioritaria l'assistenza agli alunni disabili. 
Per assicurare l'attività di cura alla persona ed ausilio materiale agli alunni disabili, qualora il numero delle funzioni aggiuntive assegnate sia insufficiente, si dovrà procedere all'erogazione di specifici compensi, in base a quanto previsto dall'ultimo capoverso della TAB. D citata e dal punto 3 dell'Intesa sopra indicata.
Il dirigente scolastico, nell'ambito degli autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane, assicurerà in ogni caso il diritto all'assistenza, mediante ogni possibile forma di organizzazione del lavoro (nel rispetto delle relazioni sindacali stabilite dalla contrattazione), utilizzando a tal fine tutti gli strumenti di gestione delle risorse umane previsti dall'ordinamento.

Competenze dell'Ente Locale 

L'obiettivo prioritario di garantire l'effettiva realizzazione dei servizi di integrazione scolastica per gli alunni disabili, si realizza anche attraverso la cooperazione dei vari soggetti istituzionali nelle rispettive aree di competenza, senza soluzione di continuità. Tale obiettivo va concretamente perseguito attraverso gli accordi di programma previsti dall' art. 13, comma 1, lettera A, della l. 104/92, già in atto in modo efficace in molte realtà territoriali.
Essi dovranno costituire, in un sistema in cui l'integrazione del soggetto disabile è affidata a diversi centri di competenza e responsabilità, anche dopo l'attuazione del trasferimento di funzioni e compiti al sistema dei governi territoriali ai sensi del d. lgs.112/98, lo strumento più efficace per un'attività coordinata e finalizzata a garantire la realizzazione di progetti educativi, riabilitativi e di socializzazione.
Rimane all'Ente Locale il compito di fornire l'assistenza specialistica da svolgersi con personale qualificato sia all'interno che all'esterno della scuola, (Protocollo d'Intesa del 13/9/2001) come secondo segmento della più articolata assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale prevista dall'art. 13, comma 3, della Legge 104/92, a carico degli stessi enti. Si tratta di figure quali, a puro titolo esemplificativo, l'educatore professionale, l'assistente educativo, il traduttore del linguaggio dei segni o il personale paramedico e psico-sociale (proveniente dalle ASL), che svolgono assistenza specialistica nei casi di particolari deficit.
Nulla esclude che tale servizio potrà essere assicurato anche attraverso convenzioni con le istituzioni scolastiche e conseguente congruo trasferimento delle risorse alla scuola, avvalendosi di personale interno (previa acquisizione della disponibilità) o esterno, nella logica degli accordi di programma territoriali previsti dalla Legge 104/92. 
A tal fine sono in corso approfondimenti tecnici con il sistema delle Autonomie Locali per individuare strumenti idonei ed eventuali standard organizzativi e finanziari, su cui si forniranno ulteriori indicazioni.

Formazione

Negli ultimi anni il profilo del collaboratore scolastico è stato in parte ridisegnato in conseguenza della maggiore complessità organizzativa della scuola dovuta all'autonomia scolastica ed anche in seguito al passaggio del personale ATA dagli Enti Locali allo Stato. Pertanto, è necessario, considerata anche la delicatezza dei compiti connessi all'assistenza agli alunni disabili, che vengano organizzati corsi di formazione, secondo quanto previsto dal CCNI 1998-2001 art. 46, in materia di funzioni aggiuntive, individuando uno o più collaboratori scolastici per ognuna delle scuole con presenza di alunni in situazione di handicap, rilasciando ai frequentanti un attestato che potrà essere speso come credito professionale e formativo per le funzioni aggiuntive (Art. 44 CCNI).
Ciò potrà essere fatto ricorrendo ai finanziamenti previsti per la formazione in servizio del personale della scuola, anche in concorso con "reti territoriali" di scuole. Si auspica, infatti, che ciascuna istituzione scolastica autonoma, anche attraverso un piano pluriennale di formazione, sia in grado di dotarsi di un gruppo di collaboratori scolastici idonei ad assolvere le mansioni previste dall'assistenza di base agli alunni portatori di handicap, non solo nella situazione contingente delle presenza di tali allievi, ma anche nella prospettiva della accoglienza futura di alcuni di essi, in una logica di continuità del servizio. Il collaboratore scolastico parteciperà ai corsi di formazione previsti, sulla base della loro programmazione stabilita a livello territoriale. Si ricorda, al proposito, che i collaboratori scolastici provenienti dagli enti locali possono far valere i titoli dei corsi di formazione già frequentati, anche per effetto di precedenti contratti, al fine di espletare la funzione aggiuntiva. D'altra parte, di fronte alla necessità di individuare il personale da adibire alle mansioni in questione, il dirigente scolastico è tenuto a verificare se i dipendenti abbiano già svolto i corsi suddetti o altri equivalenti, in modo da garantire l'espletamento e la qualità del servizio di assistenza di base.
I fondi per la formazione dei collaboratori scolastici possono essere reperiti attingendo:

  • alle risorse finanziarie previste dalla Direttiva 143 dell' 1/10/2001 sulla formazione;

  • alle risorse finanziarie provenienti dalla legge 440/1997 e destinate all'handicap, già ripartite tra gli Uffici Scolastici Regionali in base al numero degli alunni disabili, con nota n. 1370 del 9/11/2001 per un importo totale di L. 1.461.365.000 e finalizzate appositamente alla formazione dei collaboratori scolastici in relazione all'assistenza agli alunni disabili.
    Si fa presente che le risorse di cui sopra potrebbero essere integrate con la quota parte del 10% destinata alla perequazione degli interventi formativi e della strumentazione didattica, già assegnata agli Uffici Scolastici Regionali con laC.M 139 del 13/9/2001.
    Al fine di garantire omogeneità degli obiettivi formativi, si allega un prospetto che indica possibili standard di competenza per un qualificato esercizio della funzione di assistenza agli alunni disabili che i direttori generali regionali potranno utilizzare per l'attivazione dei corsi nel territorio di riferimento. 


    IL DIRETTORE GENERALE
    Silvana Riccio


    Allegati

    1  Scheda analitica sulla normativa (Scheda A)
    2  Standard dei corsi di formazione (Scheda B)
    3  Prospetto per regione del numero delle scuole con alunni disabili (Scheda C)

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COLLEGAMENTO TESTO LEGGE 170/2010

DECRETO MIUR 5669
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chiarimenti su bes miur
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DIRETTIVA MIUR DEL 27.12.2012: 
“STRUMENTI D’INTERVENTO PER ALUNNI 
CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI E ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE PER L’INCLUSIONE SCOLASTICA”

Chiara Brescianini Notizie della scuola

1) I Bisogni Educativi Speciali

I BES (Bisogni Educativi Speciali) o SEN (Special Education Needs) si riferiscono ad un’area vasta di alunni che vivono in una situazione ostacolante per l’apprendimento e lo sviluppo.

Il termine si riferisce alla classificazione ICF – CY1, che si basa su un approccio globale2 centrato sula salute e sul funzionamento e non sugli aspetti patologici, ed alle ricadute sul funzionamento delle persone in connessione con difficoltà di tipo pervasivo, specifico, settoriale, con carattere permanente o transitorio.

Il MIUR approfondisce il tema al sito http://archivio.pubblica.istruzione.it/dgstudente/ icare/bisogni_educativi_speciali.shtml

In ambito comunitario3 esiste vasta letteratura ed aspetti comparativi sul tema, sia rispetto agli approcci dei vari paesi europei, sia rispetto a specifici temi legati all’inclusione.

 

2) Documenti di interesse sul tema BES

Nel panorama attuale di competenze concorrenti ed intrecciate, è necessario conoscere sia la normativa primaria, sia le interpretazioni e declinazioni locali, con particolare riferimento alle Leggi regionali ed ai protocolli operativi provinciali o interprovinciali, per poi potersi calare nelle singole realtà scolastiche e nelle situazioni individuali.

Fra i documenti più recenti, si portano all’attenzione:

punto elenco

2006 - DPCM 23 febbraio, n. 185 relativo alle modalità ed ai criteri per l’individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap in riferimento alla Legge 289/20024.

punto elenco

2008 - Intesa Stato Regioni sulle modalità ed i criteri per l’accoglienza scolastica e la presa in carico dell’alunno disabile5 finalizzata a coordinare gli interventi delle varie istituzioni pubbliche coinvolte nell’integrazione attraverso accordi di programma (regionali, provinciali, territoriali);

punto elenco

2009 - “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità6”.Le linee guida, dopo un’analisi storica e legislativa, si incentrano sugli aspetti organizzativi specificando i ruoli degli uffici scolastici regionali e le relazioni interistituzionali. Entrano, quindi, nel vivo del processo di inclusione da realizzarsi a scuola, enucleando il ruolo del Dirigente Scolastico, di TUTTI i docenti (e non solo di quello di sostegno), del personale ATA e della collaborazione con le famiglie, tracciato all’interno del Piano dell’Offerta Formativa;

punto elenco

2010 - Legge n.1707 relativa a “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”che ha portato a sintesi quanto elaborato a livello di indicazioni operative, note, circolari, raccordi interistituzionali realizzati fra enti nel corso dell’ultimo decennio sul tema DSA;

punto elenco

2011 - “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento”8, in applicazione Legge 170/2010, DM 5569/2011;

punto elenco

2011 – “Rapporto gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte”9 che propone un bilancio complessivo rivolto a cercare di comprendere se e in quale misura, di fronte alle risorse dispiegate, l’integrazione degli alunni disabili abbia nella pratica conseguito i risultati ricercati.

 

3) Focus sulla Direttiva MIUR del 27.12.2012

In sito MIUR – rete intranet - dal 17.1.2013, è stata diffusa la Direttiva MIUR del 27.12.2012 relativa a “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”10.

La Direttiva propone un approfondimento ed una riflessione sull’esperienza, di lunga data, sull’integrazione italiana nella scuola. Si sottolinea, al riguardo, che tutti gli alunni possono manifestare Bisogni Educativi Speciali cui occorre dare risposta personalizzata.

La Direttiva ricapitola:

punto elenco

i principi alla base dell’inclusione in Italia;

punto elenco

il concetto di Bisogni Educativi Speciali, sottolineandone l’ampiezza, approfondendo il tema degli alunni:

punto elenco

con disturbi specifici;

punto elenco

con disturbo dell’attenzione e dell’iperattività;

punto elenco

con funzionamento cognitivo limite.

punto elenco

l’organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica declinata attraverso la rete nazionale dei Centri Territoriali di Supporto e con l’attività dell’equipe di docenti specializzati – curricolari e di sostegno

punto elenco

la formazione, evidenziando l’impegno del MIUR e delle Università nella fattiva attivazione di master e corsi di formazione professionale rivolti al personale della scuola che per l’a.a. 2011/2012 ha portato alla realizzazione di n. 35 master sul territorio nazionale e che condurrà nell’a.a. 2012/2013 a proseguire la collaborazione, focalizzando l’attenzione su altre tematiche emergenti in tema di alta formazione sui BES.

 

4) I Centri Territoriali di Supporto

La Direttiva ricorda la genesi dei CTS e la loro collocazione presso scuole polo, da confermare o variare a cura degli Uffici Scolastici Regionali, al fine di garantire un’equa distribuzione territoriale. Ai CTS si affianca la rete dei CTI (Centri Territoriali per l’inclusione) con declinazione distrettuale.

Vengono indicati compiti e funzioni dei CTS riconducibili alle seguenti azioni;

  1. Azioni di informazione e formazione a carattere generale;

  2. Consulenza su singole situazioni;

  3. Gestione degli ausili e comodato d’uso;

  4. Raccolta buone pratiche di inclusione.

Le scuole autonome sono fortemente richiamate ad una stretta interrelazione con i CTS, attraverso un raccordo fra gli stessi ed i gruppi di lavoro per l’inclusione scolastica, che si perfezionano in intese e accordi con i servizi sociosanitari ed i partners territoriali, volti all’ottimizzazione dei percorsi ed alla condivisione e valorizzazione delle risorse umane e professionali.

La Direttiva prevede esplicitamente che i CTS debbano dotarsi di:

punto elenco

un regolamento;

punto elenco

un piano annuale di funzionamento, concernente gli acquisti e le iniziative di formazione

Entrambe le azioni sono poste in capo al Dirigente Scolastico responsabile del Centro.

Nella Direttiva si elencano le condizioni operative dei CTS in relazione al personale in servizio (3 operatori, di cui almeno uno specificamente formato sui DSA11, da individuare siaa fra i docenti curricolari che fra i docenti di sostegno); allapartecipazione alle iniziative di formazione a rilevanza locale, regionale e nazionale in tema di inclusione, ivi compresi i percorsi di alta formazione, ma anche ai percorsi realizzati on line mediante il costituendo portale;

I CTS, altresì, possono dotarsi di un Comitato Tecnico Scientifico per la definizione delle linee generali di intervento, in assonanza con le indicazioni del MIUR e degli UU.SS.RR. E’ previsto, in Direttiva, un raccordo costante fra CTS e amministrazione, attraverso apposito coordinamento regionale e nazionale.

Per semplificare la ricerca in rete delle informazioni sul tema dell’inclusione, si prevede la creazione di un apposito portale come luogo di apprendimento- insegnamento, scambio di informazione e consulenza (www.istruzione.cts.it) che si propone di:

punto elenco

fornire informazioni su CTS e CTI ed eventuali siti connessi;

punto elenco

dare spazio ad Associazioni ed alla rete informativa ministeriale sul tema dell’inclusione;

punto elenco

dedicare un’area alla formazione ed allo scambio e confronto anche con apposito forum e sezione di news;

 

Dopo questa breve disamina della Direttiva cui si rimanda per lettura integrale si evidenziano alcuni temi “forti” con immediate ricadute didattiche:

punto elenco

la spinta a ricomprendere in una categoria complessiva ed ampia le tante frammentazioni sul tema dell’inclusione, in coerenza con la Comunità Europea e con la comunità scientifica internazionale adottando il concetto di Bisogni Educativi Speciali; ciò apre alcuni aspetti critici dal punto di vista applicativo per le scuole cui occorrerà rispondere al più presto;

punto elenco

la possibilità di uso strumenti didattici, pedagogici (compensa e dispensa) ben tracciati nelle Linee Guida sui DSA;

punto elenco

la valorizzazione del ruolo dei Centri Territoriali di Supporto come fattivi punti di riferimento;

 

1 Classificazione Internazionale del Funzionamento della Disabilità e della Salute. Versione per bambini e adolescenti, Organizzazione Mondiale della Sanità 2007

2 International Classification of Functioning, Disability and Health, Organizzazione Mondiale della Sanità, 2002

4 Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2006, n. 185 “Regolamento recante modalità e criteri per l’individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap, ai sensi dell’articolo 35, comma 7, della Legge 27 dicembre 2002, n. 289

5 Repertorio Atti n. 39/eu del 20 marzo 2008 “Intesa tra il Governo, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità montane in merito alle modalità ed ai criteri per l’accoglienza scolastica e la presa in carico dell’alunno con disabilità” – Intesa ai sensi articolo 8, comma 6, della Legge 5 giugno 2003, n. 131

6 Trasmesse con nota prot. n. 4274 del 2009

7 Legge n. 170 del 8.10.2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico” in Gazzetta Ufficiale n. 244 del 18.10. 2010

8 Decreto Ministeriale n. 5669 del 12.7.2011 rif. art. 7 Legge 170/2010 avente come finalità “le modalità di formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici, le misure educative e didattiche di supporto ….le forme di verifica e valutazione per garantire il diritto allo studio degli alunni e studenti con DSA …”

9 Fondazione G.Agnelli, Associazione Treelle, Caritas Italiana “Rapporto gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte” Ed.Erickson Giugno 2011


 

 

Sentenza Corte Costituzionale 22 – 26 febbraio 2010, n. 80
“Istruzione pubblica - Insegnanti di sostegno per disabili - Riduzione del numero dei posti e conseguentemente delle ore di insegnamento settimanali - Abolizione della deroga prevista dalla normativa precedente per le forme di disabilità particolarmente gravi.”

(Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, I Serie Speciale, n. 9 del 3 marzo 2010)


REPUBBLICA ITALIANA 
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE


composta dai signori: Presidente: Francesco AMIRANTE; Giudici : Ugo DE SIERVO, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Maria Rita SAULLE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 413 e 414, della legge 24 dicembre 2007, n. 244(Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), promosso dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana nel procedimento vertente tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed altri e A.F. e C.G. in proprio e nella qualità di genitori esercenti la potestà sulla figlia minore A.J.R., con ordinanza del 26 marzo 2009, iscritta al n. 230 del registro ordinanze 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell’anno 2009.

Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nella camera di consiglio del 27 gennaio 2010 il Giudice relatore Maria Rita Saulle.

 

Ritenuto in fatto

1. – Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, con ordinanza del 26 marzo 2009, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 4, primo comma, 10, primo comma, 30, primo e secondo comma, 31, primo comma, 34, primo comma, 35, primo e secondo comma, 38, terzo e quarto comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 413 e 414, della legge 24 dicembre 2007, n. 244(Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008).

In punto di fatto, il rimettente riferisce di essere investito dell’appello proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nei confronti di A.F. e C.G., in proprio e in qualità di genitori esercenti la potestà sulla figlia minore A.J.R, avverso il provvedimento cautelare emesso dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, con il quale si ordinava all’amministrazione il ripristino dell’assegnazione di un docente di sostegno alla indicata minore, per 25 ore settimanali.

La suddetta fase cautelare trae origine dal ricorso proposto dalle indicate parti private avverso il provvedimento con il quale l’amministrazione scolastica, in sede di formazione degli organici, aveva assegnato alla ricorrente, affetta da ritardo psicomotorio e crisi convulsive da encefalopatia grave, un docente solo per 12 ore settimanali.

Il citato provvedimento comprometteva, a parere dei ricorrenti, il diritto del disabile ad una effettiva assistenza didattica; diritto tutelato dalla Costituzione e da norme internazionali.

In punto di diritto, il rimettente, dopo aver riportato i motivi posti a fondamento dell’atto di appello avverso l’ordinanza cautelare indicata, osserva che il tema dell’inserimento dei disabili nella scuola è stato, in un primo momento, risolto dall’ordinamento per mezzo della creazione di scuole speciali e di classi differenziali; orientamento successivamente modificato a favore di una formazione che doveva avvenire in classi comuni nell’ambito della scuola pubblica mediante l’intervento di insegnanti di sostegno.

Tale nuovo indirizzo veniva, poi, ulteriormente rafforzato con la legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), la quale, nel fissare i principi della piena integrazione delle persone disabili, agli artt. 12 e 13 garantisce loro il necessario sostegno per mezzo di docenti specializzati, al fine della loro integrazione scolastica.

Il giudice a quo riporta le ulteriori norme che hanno confermato i suddetti principi e, in particolare, l’art. 40 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), che assicura l’integrazione scolastica degli alunni disabili con interventi adeguati al tipo ed alla gravità dell’handicap, compreso il ricorso all’ampia flessibilità organizzativa e funzionale delle classi, nonché la possibilità di assumere con contratto a tempo determinato insegnanti di sostegno in deroga al rapporto docenti ed alunni, indicato al comma 3 della suddetta disposizione, in presenza di handicap particolarmente gravi.

In particolare, il citato art. 40 non generalizza tutti i casi di disabilità, ma si ispira al diverso principio secondo il quale ciascun intervento deve tener conto del grado e della tipologia di deficit di cui è portatore il singolo individuo, ponendosi, in tal modo, in linea di continuità con quanto già previsto dagli artt. 3, 12, 16 e 17 della legge n. 104 del 1992, in ambito di istruzione e di formazione professionale dei disabili.

Il rimettente osserva che le disposizioni censurate hanno soppresso il trattamento in deroga previsto dall’art. 40, in tal modo contraddicendo la ratio che aveva caratterizzato l’indirizzo normativo sopra riportato, in ragione del quale ad un maggiore livello di disabilità deve corrispondere un maggior grado di assistenza, al fine di consentire al disabile di superare il suo svantaggio e di porlo in condizione di parità con gli altri.

La conclusione di tale iter argomentativo comporta, a parere del rimettente, che le disposizioni censurate, nel sottoporre ad un’unica disciplina tutti i disabili, non garantiscono a quelli che versano in condizioni di maggiore gravità il diritto alla integrazione scolastica.

Il rimettente ritiene, pertanto, che le norme censurare contrastino con la giurisprudenza costituzionale secondo la quale l’esercizio di ogni diritto, anche se costituzionalmente garantito, può essere regolato e limitato dal legislatore, sempre che ciò sia compatibile con la funzione del diritto di cui si tratta e non si traduca in una sostanziale elusione dello stesso.

1.1. – Così ricostruita la fattispecie sottoposta al suo giudizio ed il quadro normativo di riferimento, il rimettente, in punto di non manifesta infondatezza, sostiene quanto segue:

1.1.1 – in primo luogo, il rimettente ritiene che i commi 413 e 414 dell’art. 2 della legge n. 244 del 2007violano gli artt. 2, 3, 38, terzo e quarto comma, Cost.

In proposito il giudice a quo osserva che la Costituzione, nel riconoscere valore fondamentale alla persona come individuo, pone, a tal fine, a carico della collettività un obbligo di solidarietà, assumendo nel caso concreto rilievo l’art. 38, commi terzo e quarto, Cost., che sanciscono il diritto dei disabili all’educazione assegnando il correlativo obbligo allo Stato.

Rileva, poi, il giudice a quo che l’equiparazione di tutti i disabili compiuta dal legislatore sulla base delle norme censurate sarebbe anche irragionevole, poiché appresta lo stesso grado di assistenza a tutti i disabili, indipendentemente dal loro grado di disabilità, ponendo in essere una disparità di trattamento, in quanto proprio la gravità dell’handicap giustificava lo standard più elevato di tutela rispetto a quello minimo garantito per i disabili lievi e ciò al fine di assicurare a tutti lo stesso diritto all’istruzione.

A ciò conseguirebbe l’ulteriore violazione dell’art. 3, comma secondo, Cost., che impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli che limitano lo sviluppo della persona umana.

Altri profili di irragionevolezza delle norme impugnate vengono individuati dal rimettente nel fatto che, da un lato, nel sopprimere il trattamento in deroga previsto per i disabili gravi, dette norme si pongono, tuttavia, l’obiettivo di rispettare i principi sulla integrazione degli alunni diversamente abili fissati dalla legge n. 104 del 1992, e, dall’altro, nel contemperare il diritto dei disabili gravi con l’esigenza di bilancio, fanno prevalere quest’ultima.

1.1.2 – I commi 413 e 414 dell’art. 2 della legge n. 244 del 2007 violano, secondo il rimettente, anche gli artt. 4, primo comma, 35 primo e secondo comma, Cost., in relazione all’art. 38, terzo comma, Cost.

Se, infatti, gli artt. 4 e 35 Cost. tutelano e garantiscono il diritto al lavoro, l’art. 38 Cost. riconosce il suddetto diritto in capo ai disabili, con la conseguenza che le disposizioni censurate «facendo venir meno le condizioni minime per la integrazione scolastica» pregiudicano «anche ogni possibilità di […] avviamento professionale in contrasto con i parametri costituzionali suelencati».

1.1.3 – Il giudice a quo ritiene, poi, che le disposizioni censurate siano in contrasto con l’art. 10 Cost., in relazione agli artt. 2, 3, secondo comma, 4, primo comma, 35, primo e secondo comma e 38, terzo comma, Cost.

In particolare, l’art. 10, primo comma, Cost. impone l’adeguamento dell’ordinamento interno alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

Il rimettente, dopo aver premesso che l’ordinamento internazionale apparirebbe «univocamente orientato ad assicurare ai disabili una tutela effettiva e non meramente teorica», richiama diversi atti internazionali sia a livello universale che regionale a tutela dei disabili; atti che, a suo avviso, sarebbero stati violati dalle norme impugnate. In particolare, menziona la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948; il Protocollo n. 1 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, adottato a Parigi il 20 marzo 1952; la Carta sociale europea (riveduta), adottata a Strasburgo il 3 maggio 1996 e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006.

A completamento del quadro normativo internazionale ora indicato, il giudice a quo richiama, inoltre, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea proclamata dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione a Nizza il 7 dicembre 2000, nonché il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa firmato a Roma il 29 ottobre 2004.

1.1.4 – Infine, il rimettente ritiene che le disposizioni censurate siano lesive degli artt. 34, primo comma e 38, terzo e quarto comma, Cost., in riferimento agli artt. 30, primo e secondo comma e 31, primo comma, Cost., i quali sanciscono i principi «che la scuola è aperta a tutti e che l’istruzione inferiore è obbligatoria, che anche i disabili hanno diritto all’educazione e che a questo compito provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato», anche in «funzione suppletiva rispetto alla famiglia».

Le norme censurate, a parere del rimettente, non garantirebbero tali diritti in quanto non assicurerebbero al disabile grave, come nel caso di specie, neppure l’istruzione obbligatoria cui ha diritto ex art. 34 Cost. e, conseguentemente, neppure quella di grado superiore, cui pure ha diritto ex art. 38, terzo comma, Cost., finalizzata al suo inserimento nel mondo del lavoro.

Con la disciplina impugnata risulterebbe essere venuta meno, altresì, la funzione affidata allo Stato per rendere effettivo il diritto all’istruzione ex art. 38, quarto comma, Cost., con conseguente ulteriore lesione del corrispondente compito affidato alla famiglia e, in via surrogatoria allo Stato, previsto dall’art. 30, primo e secondo comma, Cost.

Nella stessa «ottica si muove anche l’art. 31, primo comma, Cost. il quale fa carico allo Stato di agevolare l’adempimento dei compiti della famiglia (tra cui è ricompressa l’istruzione) ed appare perciò strutturalmente interconnesso con la concreta attuazione degli obblighi famigliari».

1.2. – In punto di rilevanza, il rimettente osserva che dagli atti di causa risulta provato lo stato di disabilità grave di cui è affetta la ricorrente (riconoscimento dall’apposita commissione medica, attribuzione per l’anno scolastico 2008/2009 delle 25 ore di sostegno settimanale) e che, stante il tenore letterale dell’art. 2, comma 414, della legge n. 244 del 2007, solo l’eventuale accoglimento della questione di legittimità sollevata potrebbe comportare il rigetto dell’appello cautelare e, conseguentemente, il ripristino delle 25 ore di sostegno settimanali; misura quest’ultima, precisa ancora il rimettente, che «le commissioni mediche e sociopedagogiche hanno ritenuto essere il minimo necessario per rendere effettivo» il diritto della ricorrente all’integrazione scolastica ed alla sua istruzione.

2. – E’ intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la Corte dichiari inammissibile o infondata la questione sollevata dal Consiglio della giustizia amministrativa per la Regione Siciliana.

La difesa dello Stato, riportato il testo delle disposizioni censurate, osserva che il nostro Paese ha sempre posto come priorità l’inserimento degli alunni disabili nel mondo scolastico e, successivamente, nella vita lavorativa.

2.1. – Ricostruito il quadro normativo di riferimento, l’Avvocatura ritiene la questione inammissibile per non aver il rimettente motivato in ordine alla rilevanza della stessa.

In particolare, la normativa impugnata, comporta una riforma del sistema di tutela del disabile in grado di garantire a quest’ultimo la fruizione dei diritti costituzionali a lui assegnati. Il comma 413, infatti, pur limitando il numero di posti di insegnanti di sostegno, a decorrere dall’anno 2008-2009, «impone che […] venga assicurata la piena integrazione degli alunni disabili richiamando, a tal uopo, gli strumenti e le direttive» già individuati dall’art. 1, comma 605, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007) «e, pertanto, anche mediante compensazioni tra Province diverse».

Il rimettente non indica i motivi per i quali i suddetti strumenti e, in particolare, la citata compensazione (che consente l’adattamento dell’organico vigente alla dislocazione territoriale), non sono in grado di dare piena tutela alla ricorrente nel giudizio a quo.

Il giudice a quo avrebbe, infatti, erroneamente ritenuto che l’unica possibile tutela per la ricorrente poteva essere l’applicazione della deroga prevista dall’art. 40 della legge n. 499 del 1997, non tenendo conto che essa «si inseriva […] in un contesto normativo completamente diverso» da quello costituito dalle norme censurate.

2.2. – Nel merito, la difesa erariale ritiene la questione infondata.

Osserva l’Avvocatura che il rimettente chiede che sia riconosciuto il diritto ad un numero maggiore di ore di sostegno rispetto a quello individuato dai competenti organi amministrativi.

Tale diritto, a suo avviso, «non può essere identificato tout court con il diritto allo studio o alla salute», essendo più assimilabile ad una mera aspettativa verso lo Stato quale erogatore di pubblici servizi.

In sostanza, quindi, con la sollevata questione il rimettente chiede alla Corte l’adozione di una sentenza additiva che comporterebbe da un lato «nuove o maggiori spese a carico del bilancio statale senza indicare i mezzi per farvi fronte», in violazione dell’art. 81 Cost., e dall’altro, porterebbe la Corte a sostituirsi al legislatore, al quale è demandata l’individuazione delle concrete modalità con le quali realizzare la tutela invocata nel giudizio a quo.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto, l’Avvocatura richiama la sentenza n. 251 del 2008 con la quale la Corte ha affermato che, in materia di tutela dei disabili, è compito del legislatore, nell’esercizio della sua discrezionalità, individuare gli strumenti più idonei al fine di attuare la suddetta tutela, non potendo ciò essere richiesto alla Corte stessa.

In conclusione, le norme censurate sarebbero frutto del corretto esercizio della citata discrezionalità del legislatore che, nel bilanciare i diversi interessi coinvolti (quello allo studio del disabile e del contenimento della spesa pubblica), ha eliminato la possibilità di derogare al numero di ore di sostegno per i disabili più gravi, pur senza far venir meno il loro diritto all’educazione scolastica.

2.2.1 – In particolare, quanto alla presunta violazione degli artt. 2, 3 e 38 Cost., la difesa dello Stato ritiene che l’attuale disciplina non pregiudica i diritti del disabile, come sostenuto dal rimettente, in considerazione della molteplicità degli interventi normativi a favore di tali persone previsti dagli artt. 12, 13 e 14 della legge n. 104 del 1992.

Specificamente, è prevista l’istituzione, per i minori ricoverati, di classi ordinarie quali sezioni staccate della scuola statale (art. 12, comma 9); la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, eccetera (art. 13, comma 2, lett. a); la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e di sussidi didattici (art. 13, comma 2, lett. b) recte: comma 1, lett. a); l’obbligo per gli enti locali di garantire l’attività di sostegno con assegnazione di docenti specializzati (art. 13, comma 3); lo svolgimento di attività didattiche con piani educativi individualizzati (art. 13, comma 5); l’organizzazione dell’attività didattica secondo il criterio della flessibilità nell’articolazione delle classi e delle sezioni in relazione alla programmazione scolastica individualizzata (art. 14, comma 1, lett. b); la continuità educativa tra i diversi gradi di scuola (art. 14, comma 1, lett. c).

Ad avviso dell’Avvocatura dello Stato, tale molteplicità di interventi non può comportare che, laddove è previsto che siano garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati (art. 13 citato), la persona disabile abbia «il diritto a vedersi attribuito un insegnante di sostegno per un numero di ore predeterminato», dovendo l’amministrazione provvedere in tal senso tenendo conto anche delle risorse economiche disponibili.

2.2.2 – Con il secondo motivo il rimettente sostiene che le disposizioni censurate si pongano in contrasto con gli artt. 4 e 35 Cost., in relazione all’art. 38, terzo comma, Cost., perché farebbero venir meno le condizioni minime per l’integrazione scolastica, con ripercussioni negative sull’avviamento professionale.

In ragione delle citate norme contenute nella legge n. 104 del 1992, l’Avvocatura ritiene che anche la censura in esame sia infondata.

Non sarebbe stato leso neanche l’inserimento del disabile nel mondo del lavoro, essendo quest’ultimo garantito da apposite norme contenute nella legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili).

2.2.3 – In relazione alla denunciata violazione dell’art. 10 Cost., l’interveniente rileva che tale disposizione si riferisce alle norme di diritto internazionale consuetudinario, laddove il giudice a quo si limita a richiamare norme pattizie «senza evidenziare le parti in cui le stesse sarebbero riproduttive di analoghe norme consuetudinarie esistenti nella Comunità internazionale».

L’Avvocatura osserva, inoltre, che le norme internazionali richiamate dal rimettente avrebbero carattere meramente programmatico e lascerebbero agli Stati la discrezionalità nell’individuare le misure con le quali assicurare la fruizione dei suddetti diritti.

2.2.4 – La difesa dello Stato sostiene, infine, che anche le censure relative alla violazione degli artt. 34 e 38 Cost., in relazione agli artt. 30 e 31 Cost. siano infondate, in quanto il legislatore non avrebbe pregiudicato il diritto del disabile all’istruzione obbligatoria di cui all’art. 34 Cost., data la molteplicità degli interventi disposti in tal senso e che la riduzione delle ore di sostegno consentirebbe, comunque, l’integrazione scolastica delle persone disabili.

Non sarebbe leso neanche il diritto del disabile all’inserimento nel mondo del lavoro, previsto dall’art. 38, terzo comma, Cost., e lo Stato non sarebbe venuto meno al suo obbligo di affiancare o sostituire la famiglia nella cura del disabile, come previsto dagli artt. 38, quarto comma, e 30, primo comma, Cost.

 

Considerato in diritto

1. – Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, dubita della legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 413 e 414, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), nella parte in cui, rispettivamente, fissano un limite al numero degli insegnanti di sostegno e aboliscono la possibilità di assumere con contratto a tempo determinato i suddetti insegnanti, in deroga al rapporto docenti ed alunni indicato dall’art. 40, comma 3, della legge n. 449 del 1997, in presenza di disabilità particolarmente gravi.

Ad avviso del giudice rimettente le norme censurate violerebbero gli artt. 2, 3, 38, terzo e quarto comma, della Costituzione, in quanto, in contrasto con i valori di solidarietà collettiva nei confronti dei disabili gravi, ne impedirebbero «il pieno sviluppo, la loro effettiva partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese» ed introdurrebbero «un regime discriminatorio illogico e irrazionale» che non terrebbe conto del diverso grado di disabilità di tali persone, incidendo così sul nucleo minimo dei loro diritti.

Sarebbero, altresì, violati gli artt. 4, primo comma, 35, primo e secondo comma, in relazione all’art. 38, terzo comma, Cost., in quanto da tale violazione deriverebbe l’impossibilità per il disabile grave di conseguire «il livello di istruzione obbligatoria prevista», «quello superiore» e «l’avviamento professionale propedeutico per l’inserimento nel mondo del lavoro».

Le disposizioni statali sopra indicate sono, inoltre, sospettate d’illegittimità costituzionale per violazione dell’art. 10, primo comma, Cost., in relazione agli artt. 2, 3, 4, 35 e 38 Cost., in quanto si porrebbero in contrasto con «i principi (recte: norme) di diritto internazionale generalmente riconosciute a favore dei disabili», nonché con il diritto del disabile al pieno sviluppo della sua personalità (art. 2), con il principio di non discriminazione (art. 3), con il diritto all’educazione e all’inserimento nel mondo del lavoro (art. 38).

Infine, le norme censurate sono ritenute di dubbia compatibilità con gli artt. 34, primo comma, e 38, terzo e quarto comma, Cost., in relazione agli artt. 30, primo e secondo comma, e 31, primo comma, Cost., in quanto vanificano «per i disabili gravi la possibilità di accedere alla istruzione in tutte le sue forme e funzioni e disconosc[ono] gli obblighi in tal senso costituzionalmente previsti a carico dello Stato anche in funzione suppletiva della famiglia».

2. – In via preliminare, deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità prospettata dal Presidente del Consiglio dei ministri sotto il profilo del difetto di rilevanza.

La difesa erariale osserva, infatti, che il comma 413, pur limitando il numero di posti di insegnanti di sostegno, «impone […] che venga assicurato lo sviluppo dei processi di integrazione degli alunni disabili, richiamando gli strumenti e le direttive individuati» dall’art. 1, comma 605, della citata legge n. 296 del 2006 «e, pertanto, anche mediante compensazioni tra Province diverse». Il rimettente, invero, nel sollevare la presente questione di legittimità costituzionale, non ha indicato i motivi per i quali i suddetti strumenti e, in particolare, la citata compensazione non sono in grado di dare piena tutela alla ricorrente nel giudizio a quo.

In realtà il giudice rimettente è chiamato a pronunciarsi su un provvedimento dell’amministrazione scolastica che, in applicazione delle disposizioni impugnate, ha negato il riconoscimento delle ore di sostegno inizialmente accordate, quindi tenendo conto anche degli strumenti alternativi previsti dalle suddette disposizioni, ivi compreso il citato meccanismo della compensazione delle province.

2.1. – Sempre in via preliminare devono essere dichiarate inammissibili le censure relative alla violazione degli artt. 4, primo comma, 35, primo e secondo comma, Cost., in relazione all’art. 38 Cost., nonché degli artt. 34, primo comma, e 38, terzo e quarto comma, Cost., in relazione agli artt. 30, primo e secondo comma, e 31, primo comma, Cost., in quanto non sufficientemente argomentate, risultando così formulate in modo generico ed apodittico (ex plurimis ordinanza n. 344 del 2008).

3. – Nel merito la questione è fondata.

Preliminarmente va precisato che i disabili non costituiscono un gruppo omogeneo. Vi sono, infatti, forme diverse di disabilità: alcune hanno carattere lieve ed altre gravi. Per ognuna di esse è necessario, pertanto, individuare meccanismi di rimozione degli ostacoli che tengano conto della tipologia di handicap da cui risulti essere affetta in concreto una persona.

Ciascun disabile è coinvolto in un processo di riabilitazione finalizzato ad un suo completo inserimento nella società; processo all’interno del quale l’istruzione e l’integrazione scolastica rivestono un ruolo di primo piano.

4. – Sotto il profilo normativo, il diritto all’istruzione dei disabili è oggetto di specifica tutela da parte sia dell’ordinamento internazionale che di quello interno. In particolare, per quanto attiene alla normativa internazionale, viene in rilievo la recente Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, entrata in vigore sul piano internazionale il 3 maggio 2008 e ratificata e resa esecutiva dall’Italia con legge 3 marzo 2009, n. 18, il cui art. 24 statuisce che gli Stati Parti «riconoscono il diritto delle persone con disabilità all’istruzione». Diritto, specifica la Convenzione in parola, che deve essere garantito, anche attraverso la predisposizione di accomodamenti ragionevoli, al fine di «andare incontro alle esigenze individuali» del disabile (art. 24, par. 2, lett. c), della Convenzione).

Quanto all’ordinamento interno, in attuazione dell’art. 38, terzo comma, Cost., il diritto all’istruzione dei disabili e l’integrazione scolastica degli stessi sono previsti, in particolare, dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate); legge che, come già osservato da questa Corte, è volta a «perseguire un evidente interesse nazionale, stringente ed infrazionabile, quale è quello di garantire in tutto il territorio nazionale un livello uniforme di realizzazione di diritti costituzionali fondamentali dei soggetti portatori di handicaps» (sentenza n. 406 del 1992).

In particolare, l’art. 12 della citata legge n. 104 del 1992 attribuisce al disabile il diritto soggettivo all’educazione ed all’istruzione a partire dalla scuola materna fino all’università (comma 2). Questa Corte ha già avuto modo di precisare che la partecipazione del disabile «al processo educativo con insegnanti e compagni normodotati costituisce, infatti, un rilevante fattore di socializzazione e può contribuire in modo decisivo a stimolare le potenzialità dello svantaggiato» (sentenza n. 215 del 1987).

Pertanto, il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale. La fruizione di tale diritto è assicurata, in particolare, attraverso «misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicaps la frequenza degli istituti d’istruzione» (sentenza n. 215 del 1987).

Tra le varie misure previste dal legislatore viene in rilievo quella del personale docente specializzato, chiamato per l’appunto ad adempiere alle «ineliminabili (anche sul piano costituzionale) forme di integrazione e di sostegno» a favore degli alunni diversamente abili (sentenza n. 52 del 2000).

Sempre nell’ottica di apprestare un’adeguata tutela dei disabili, in particolare per quelli che si trovano in una condizione di gravità, il legislatore, con la legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), all’art. 40, comma 1, ha previsto la possibilità di assumere, con contratti a tempo determinato, insegnanti di sostegno in deroga al rapporto alunni-docenti stabilito dal successivo comma 3. Il criterio numerico indicato dalla disposizione da ultimo richiamata è stato poi sostituito con il principio delle «effettive esigenze rilevate», introdotto dall’art. 1, comma 605, lett. b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007).

Le disposizioni censurate che prevedono, da un lato, un limite massimo nella determinazione del numero degli insegnanti di sostegno e, dall’altro, l’eliminazione della citata possibilità di assumerli in deroga, si pongono in contrasto con il riportato quadro normativo internazionale, costituzionale e ordinario, nonché con la consolidata giurisprudenza di questa Corte a protezione dei disabili fin qui richiamata.

E’ vero che, secondo costante giurisprudenza di questa Corte, il legislatore nella individuazione delle misure necessarie a tutela dei diritti delle persone disabili gode di discrezionalità (da ultimo, ex plurimis, sentenze n. 431 e 251 del 2008, ordinanza n. 269 del 2009). Si deve tuttavia riaffermare che, sempre secondo la giurisprudenza di questa Corte, detto potere discrezionale non ha carattere assoluto e trova un limite nel «[…] rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati» (sentenza n. 251 del 2008 che richiama sentenza n. 226 del 2000).

Risulta, pertanto, evidente che le norme impugnate hanno inciso proprio sull’indicato «nucleo indefettibile di garanzie» che questa Corte ha già individuato quale limite invalicabile all’intervento normativo discrezionale del legislatore.

La scelta operata da quest’ultimo, in particolare quella di sopprimere la riserva che consentiva di assumere insegnanti di sostegno a tempo determinato, non trova alcuna giustificazione nel nostro ordinamento, posto che detta riserva costituisce uno degli strumenti attraverso i quali è reso effettivo il diritto fondamentale all’istruzione del disabile grave.

La ratio della norma, che prevede la possibilità di stabilire ore aggiuntive di sostegno, è, infatti, quella di apprestare una specifica forma di tutela ai disabili che si trovino in condizione di particolare gravità; si tratta dunque di un intervento mirato, che trova applicazione una volta esperite tutte le possibilità previste dalla normativa vigente e che, giova precisare, non si estende a tutti i disabili a prescindere dal grado di disabilità, bensì tiene in debita considerazione la specifica tipologia di handicap da cui è affetta la persona de qua.

Alla stregua delle considerazioni che precedono, le disposizioni impugnate si appalesano irragionevoli e sono, pertanto, illegittime nella parte in cui, stabilendo un limite massimo invalicabile relativamente al numero delle ore di insegnamento di sostegno, comportano automaticamente l’impossibilità di avvalersi, in deroga al rapporto tra studenti e docenti stabilito dalla normativa statale, di insegnanti specializzati che assicurino al disabile grave il miglioramento della sua situazione nell’ambito sociale e scolastico.

Restano assorbiti gli altri profili di censura dedotti dal giudice rimettente.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 413, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), nella parte in cui fissa un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno;

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 414, della legge n. 244 del 2007, nella parte in cui esclude la possibilità, già contemplata dalla legge 27 dicembre 1997, n. 449, di assumere insegnanti di sostegno in deroga, in presenza nelle classi di studenti con disabilità grave, una volta esperiti gli strumenti di tutela previsti dalla normativa vigente.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 febbraio 2010.

F.to:
Francesco AMIRANTE, Presidente
Maria Rita SAULLE, Redattore
Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 26 febbraio 2010.

Il Direttore della Cancelleria
F.to: DI PAOLA

Nota: si veda anche, su tali aspetti, la Decisione del Consiglio di Stato, Sezione Sesta, 23 marzo 2010 , n. 2231

N. 00438/2012 REG.PROV.COLL.

N. 00022/2012 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 22 del 2012, proposto da:


****** e ******** N.Q. di genitori esercenti la potestà sul figlio minore *********, rappresentato e difeso dall'avv. Riccardo Tropiano, con domicilio eletto presso Lucio Strangio Avv. in Reggio Calabria, via F.G. Melacrino', 47;

contro

Comune di Marina di Gioiosa Ionica, rappresentato e difeso dall'avv. Gaetano Callipo, con domicilio eletto presso Luigi Tuccio Avv. in Reggio Calabria, via Palamolla,31;

per l’accertamento

a) dell’illegittimità del silenzio della P.A in ordine all’obbligo dell’Amministrazione a provvedere alla nomina dell’“educatore professionale” da assegnare a minore portatore di handicap in situazione di gravità ex art. 3, comma 3, L. n. 104 del 1992 per dieci (10) ore settimanali e, per l’effetto, dichiarare illegittimo il silenzio avverso la diffida o comunque illegittimo silenzio inadempimento formatosi per decorso il termine di legge ex art. 2, comma 4-bis legge 241/90 (così come modificato dalla legge 15/2005);

b) dell’obbligo per la P.A. di provvedere e con nomina, in difetto, di un Commissario ad acta;

e per la condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno non patrimoniale ex art. 2059 cod. civ., qualificabile nella fattispecie come danno esistenziale, alla cui quantificazione i ricorrenti si rimettono all’equo apprezzamento del Giudice.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Marina di Gioiosa Ionica;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 23 maggio 2012 il dott. Salvatore Gatto Costantino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Nell’odierno giudizio parte ricorrente chiede l’accertamento dell’obbligo per il Comune intimato di provvedere alla nomina di un educatore professionale per l’assistenza del minore in condizione di disabilità certificata dalla competente autorità sanitaria e per un totale di dieci ore settimanali.

Il Comune, ritualmente costituito, si oppone all’accoglimento della domanda, affermando di aver provveduto all’esecuzione di quanto necessario all’organizzazione del servizio, che risulta affidato ad organismo sociale appositamente selezionato con procedura di evidenza pubblica e dunque in regime di appalto.

Alla camera di consiglio del 23 maggio 2012 la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato e va accolto nei seguenti limiti.

Tra le parti non è dubbio che la competenza a provvedere circa l’istituzione ed il servizio di assistenza scolastica agli alunni disabili sia dell’Ente locale, che è sancito dall’art.139, lett. “c” del dlgs 112/98 (e, quanto alla Calabria, con LR nr. 34 del 12.08.2002, art. 138, comma 4, lett. “d”).

Del resto, lo stesso Comune resistente non contesta la propria legittimazione passiva, avendo provveduto ad organizzare il servizio mediante una specifica convenzione stipulata con organismo terzo (vedasi oltre). Infine, nella nota dell’AS n. 9 di Locri, U.O. di Neuropsichiatria infantile, con la quale si attesta la condizione del minore dei ricorrenti (prot. nr. 304 del 29.03.2011), la nomina del personale educativo è espressamente affidata all’Ente locale, richiamandosi le “vigenti disposizioni (DPR 616/77; l. 142/90; l. 104/92)”, nel testo puntualmente riprodotto e fatto proprio dalla difesa dei ricorrenti nell’atto introduttivo.

Per mera completezza di giudizio, dunque, il Collegio richiama recente giurisprudenza, secondo la quale “le funzioni amministrative relative alla materia " assistenza scolastica " competono al Comune in conformità a quanto previsto già dall'art. 42, d.P.R. n. 616 del 1977: esse "concernono tutte le strutture, i servizi e le attività destinate a facilitare mediante erogazioni e provvidenze in denaro o mediante servizi individuali o collettivi, a favore degli alunni di istituzioni scolastiche pubbliche o private, anche se adulti, l'assolvimento dell'obbligo scolastico nonché, per gli studenti capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi, la prosecuzione degli studi". Mentre all'insegnante di sostegno spetta una contitolarità nell'insegnamento, essendo egli un insegnante di tutta la classe chiamato a garantire un'adeguata integrazione scolastica - che deve, pertanto, essere inquadrato a tutti gli effetti nei ruoli del personale insegnante - diversamente l'assistente educatore svolge un'attività di supporto materiale individualizzato, estranea all'attività didattica propriamente intesa, ma che è finalizzata ad assicurare la piena integrazione nei plessi scolastici di appartenenza e nelle classi, principalmente attraverso lo svolgimento di attività di assistenza diretta agli alunni affetti da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali in tutte le necessità ai fini di una loro piena partecipazione alle attività scolastiche e formative. Le competenze comunali non attengono al generale bisogno educativo - rientrante nella sfera di attribuzioni statali - ma riguardano gli interventi volti a facilitare il percorso formativo dei diversamente abili, e quindi sono strumentali e sussidiari rispetto al suddetto bisogno. Il diritto allo studio è garantito, a favore di tali soggetti, mediante l'affiancamento agli insegnanti "ordinari", di insegnanti "specializzati" preposti all'attività didattica. Il Comune è, in aggiunta, tenuto ad organizzare e consentire ai propri cittadini che lo necessitano di usufruire dell'ulteriore attività dell'assistente, che garantisce un supporto materiale individualizzato diretto a rimuovere qualsiasi ostacolo che gli alunni affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali possono incontrare nell'accesso al servizio scolastico” (cfr. T.A.R. Brescia Lombardia sez. II, 04 febbraio 2010, n. 581).

Quanto alla domanda di accertamento dell’obbligo a provvedere, non v’è dubbio che l’attuale affidamento ad ente terzo rispetto al Comune del servizio di assistenza, avente ad oggetto “l’attivazione di specifici interventi per garantire l’integrazione scolastica degli alunni diversamente abili ed in situazione di svantaggio frequentanti l’Istituto Comprensivo di Marina di Gioisa Jonica e di accompagnatore scuolabus”, non è sufficiente a ritenere assolto tale obbligo.

L’obbligo per la PA di assicurare un sostegno scolastico al minore in situazione di disabilità ha ad oggetto una prestazione tipica, che si concretizza nell’individuazione e reclutamento di un professionista a ciò abilitato, in possesso delle necessarie qualifiche ed esperienza, da inserire nell’ambito scolastico e, più precisamente, nella formazione che viene impartita in aula, per il tempo stabilito dall’autorità sanitaria in relazione alle condizioni del minore (nel caso di specie, tale impegno è quantificato in dieci ore settimanali nella già richiamata attestazione dell’A.S. di Locri prot. 304/2011).

Nessun valore ha dunque, sotto questo profilo, l’avvenuto affidamento ad un organismo terzo di un servizio di assistenza genericamente modulato su diverse tipologie di prestazioni (la convenzione, depositata in giudizio prevede, all’art. 2, l’attività di assistenza scolastica verso 6 alunni con azioni di carattere educativo in raccordo con l’attività didattica svolta, senza riferimenti né alle tipologie di professionalità da impiegarsi, né alle ore di impegno), perché non è stata offerta alcuna dimostrazione dell’avvenuta presa in carico del minore da parte di uno specifico assistente per la durata delle ore previste.

Si deve precisare che l’Ente locale ben può avvalersi di strumenti negoziali tipici dell’ordinamento dei servizi alla persona (l. 328/2000) per organizzare il servizio (anzi, questo tipo di interventi, laddove inserisce l’assistenza scolastica in un contesto più ampio di servizio al minore che non si limiti solamente a specifici interessi compartimentati, ma ne abbracci tutta la tipologia dei diversi bisogni, è certamente auspicabile e corrisponde ad un ottimale utilizzo delle risorse pubbliche), ma nell’esercizio di tale autonomia è tenuto ad assicurare il risultato “oggettivo” della presenza di un educatore professionale per le ore considerate, condizione quest’ultima che nell’odierna fattispecie all’esame del Collegio non risulta in alcun modo assolta, né peraltro è contemplata dalla convenzione che - in quanto generica sotto quest’aspetto - non offre alcuna garanzia al riguardo.

In linea di principio, inoltre, l’assistenza va assicurata in ogni caso, senza che abbiano rilievo le eventuali condizioni di difficoltà economica dell’Ente (circostanza che non è dedotta nel presente giudizio), perché quest’ultima situazione può giustificare un impedimento solamente laddove conseguente alla dimostrata impossibilità assoluta di accedere a risorse anche esterne al finanziamento corrente della spesa comunale.

Il termine a provvedere scade ordinariamente in corrispondenza dell’inizio delle lezioni (dal momento che è esigibile secondo buona fede la tempestiva comunicazione da parte della Scuola dell’avvenuta iscrizione di un minore disabile, con conseguente possibilità-dovere in capo al Comune di provvedere per tempo), oppure entro il trentesimo giorno dalla richiesta della famiglia (corredata dall’apposita certificazione medico-legale), ove quest’ultima sia sopravvenuta rispetto al primo.

Ne deriva l’attuale sussistenza dell’obbligo da parte dell’Ente a provvedere al servizio, nelle modalità che riterrà opportune (selezione di un professionista in possesso delle necessarie caratteristiche e specializzazioni, oppure affidamento dello specifico servizio all’organismo già individuato o altro di simile, secondo le procedure di legge necessarie).

La sussistenza dell’obbligo va accertata anche se l’anno scolastico è di imminente chiusura, dal momento che il minore, iscritto alla II classe della scuola primaria per l’a.s. 2011/2012, dovrà comunque continuare il percorso formativo per la classe a seguire.

Parte ricorrente chiede inoltre il risarcimento del danno non patrimoniale ex art. 2059 cod. civ., qualificabile come danno esistenziale scaturente da lesioni ai valori della persona umana (nella specie individuabili nel danno all’apprendimento, che in un minore disabile è ancor più grave se si considera che la formazione scolastica deve tendere a colmare maggiori difficoltà e nel danno da disservizio derivante dalla mancanza di quella solidarietà pubblica attuativa nel concreto degli obblighi di intervento di cui all’art. 2 della Costituzione che il servizio è teso a garantire e manifestare).

Ai sensi dell’art. 117 comma 2 del c.p.a. la domanda di risarcimento va trattata con il rito ordinario, previa definizione del giudizio sul silenzio nell’apposito rito camerale. A tali fini, pertanto, le parti sono rinviate alla pubblica udienza del 5 dicembre 2012 per la trattazione della domanda di risarcimento.

Alla luce di quanto sin qui premesso, la domanda ex artt. 31 e 117 c.p.a. è fondata e come tale va accolta, con obbligo per il Comune di provvedere sull’istanza in epigrafe entro il termine del 30 luglio 2012 e con l’espressa avvertenza che, in difetto, provvederà il Commissario ad acta che sin d’ora si nomina nella persona della dott.ssa Beatrice Modafferi, Funzionario del Settore delle Politiche Sociali del Comune di Reggio Calabria, con funzione di Responsabile del Settore Programmazione (con facoltà di delega a personale in servizio presso il medesimo Settore delle Politiche Sociali in possesso di idonea qualifica ed esperienza che dovrà essere esercitata con atto formale entro il termine del 15 luglio 2012 con atto formale da comunicarsi alle parti ed al TAR).

Il predetto Commissario, in difetto di puntuale adempimento da parte dell’Ente, si insedierà il 1 agosto 2012 e provvederà a quanto necessario entro e non oltre il termine dell’inizio dell’anno scolastico 2012/2013, affinchè il minore interessato sia assistito dall’inizio delle lezioni, con oneri a carico dell’Amministrazione resistente.

Ai fini dell’espletamento del mandato, è fatto obbligo al Comune resistente:

a) di comunicare ogni atto o provvedimento che sarà adottato al funzionario designato quale Commissario ad acta, il quale, ove insediatosi, ne farà salvi gli effetti se ritenuti utili ai fini della ottimale e tempestiva esecuzione della sentenza;

b) di assicurare che gli uffici dell’Ente prestino ogni collaborazione in maniera tempestiva ed efficace al Commissario, ove insediatosi.

Il magistrato estensore della presente sentenza è delegato ad adottare i necessari provvedimenti per la risoluzione di eventuali incidenti di esecuzione proposti dalle parti o per il differimento dei termini per ragioni di necessità.

Il compenso ed i rimborsi spese del Commissario ad acta saranno, in caso di suo insediamento, a carico dell’Ente, e saranno liquidati a presentazione di parcella dopo l’avvenuto espletamento dell’incarico, ai sensi del DPR 115/2002, con decreto collegiale motivato.

E’ parte dell’incarico del Commissario ad acta l’obbligo di relazionare alla Procura regionale della Corte dei Conti di Catanzaro circa i fatti di causa, allo scopo di accertare eventuali responsabilità di amministratori o funzionari sotto il profilo amministrativo ed erariale.

La circostanza che il Comune abbia comunque offerto una sua organizzazione del servizio, sebbene insufficiente nel merito, costituisce giusta ragione per disporre la compensazione delle spese di lite nella presente fase di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria Sezione Staccata di Reggio Calabria

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie quanto alla domanda ex art. 31 e 117 del c.p.a. e per l’effetto condanna l’Ente a provvedere sull’istanza dei ricorrenti meglio descritta in epigrafe nei termini e nei modi di cui in parte motiva.

Rinvia le parti alla pubblica udienza del 5 dicembre 2012 per la trattazione della domanda risarcitoria.

Compensa le spese di giudizio tra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa e manda alla Segreteria giurisdizionale di comunicarne copia alle parti ed al Commissario ad acta designato presso il proprio ufficio (Comune di Reggio Calabria, Settore delle Politiche Sociali, via Magna Grecia nr. 13-15, PEC servizi_sociali@pec.reggiocal.it) utilizzando la PEC per la parte ricorrente e per il Commissario ad acta ed il FAX per il Comune;

Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 23 maggio 2012 con l'intervento dei magistrati:

Ettore Leotta, Presidente

Giuseppe Caruso, Consigliere

Salvatore Gatto Costantino, Primo Referendario, Estensore

L'ESTENSORE

 

IL PRESIDENTE

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 21/06/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

 

Commento a Tar Calabria N° 438/12
Un'importante pronuncia che non si limita a prevedere soltanto che l'Assistente all'Autonomia ed
alla Comunicazione deve essere "qualificato" ma anche.....
In questi ultimi giorni gli operatori del diritto hanno visto un proliferare di interventi
giurisprudenziali su diversi temi inerenti il diritto scolastico, il diritto socio-sanitario, l'accesso ai
servizi ed il costo degli stessi.
Alcune di esse sono state già oggetto di commenti e/o di pubblicazione su siti specialistici ed
anche su http://www.studiolegalemarcellino.it
La sentenza Tar Calabria N° 438/12 è stata oggetto di diversi commenti (si legga per tutti, S.
Nocera, in questa Scheda Normativa).
La maggior parte di articoli e commenti alla sentenza hanno focalizzato l'attenzione su un
importante passaggio del collegio giudicante che afferma:
"L’obbligo per la PA di assicurare un sostegno scolastico al minore in situazione di disabilità ha ad oggetto una
prestazione tipica, che si concretizza nell’individuazione e reclutamento di un professionista a ciò abilitato, in possesso
delle necessarie qualifiche ed esperienza, da inserire....".
Il Tribunale, correttamente, evidenzia la necessità che l'assistenza all'autonomia ed alla
comunicazione - nel caso di specie l'assistenza educativa - venga posta in essere "da un
professionista a ciò abilitato, in possesso delle necessarie qualifiche ed esperienze".
Su questo - pur essendo estremamente importante che sia stato un organo giurisdizionale ad
affermarlo - ci si permette di riferire che si ritiene una "conferma" di quanto già più volte sostenuto
da parte dell'associazionismo familiare e degli esperti del settore. Sia consentito, per brevità, rinviare
alle pubblicazioni "L'assistente all'autonomia ed alla comunicazione: adempimenti e funzioni" ed
anche al più recente "Assistenza all'autonomia ed alla comunicazione: criticità e possibili soluzioni".
Non si dubita, pertanto, che l'assistenza all'autonomia ed alla comunicazione, tra l'altro anche
definita "assistenza specilistica ad personam", necessiti di operatori con "qualifiche ed esperienza".
Chi scrive, però, ha già avuto modo di evidenziare - sia consentito il rinvio a F. Marcellino,
"L'integrazione Scolastica dell'alunno con disabilità", p. 297 e ss., su Trattato dei Nuovi Danni a
cura di P. Cendon, Ed. Cedam, nel quale così si affermava:
"E’ evidente, che all’assistente per l’autonomia e comunicazione competono funzioni specifiche e che
differenziano questa figura dall’insegnante di sostegno e dell’assistente igienico-personale.
Può ritenersi che l’assistente all’autonomia ed alla comunicazione sia un operatore che media la comunicazione
e l’autonomia dello studente disabile con le persone che interagiscono con lui nell’ambiente scolastico. Ciò può
compiersi anche mediante strategie ed ausili necessari per garantire un’interazione efficace.
Purtroppo, però, manca sufficiente chiarezza sull’argomento.
Non vi è un’elencazione tassativa o chiara delle figure professionali.
Peggio, manca una sorta di mansionario ed anche di normativa gius-lavoristica che garantisca, per un verso, gli
assistenti per l’autonomia e la comunicazione, per altro verso, gli stessi alunni con disabilità e familiari.
Molto (si ritiene, troppo) è lasciato a regolamenti comunali e provinciali (troppo disomogenei sul territorio
nazionale) che disciplinano più che “la figura professionale” i rapporti tra l’ente locale e l’ente privato (associazione o
cooperativa) che di fatto eroga il servizio.
E’ stato creato, infine, un sorta di “mercato del lavoro diretto ed indiretto” anche mediante l’organizzazione di
corsi che dichiarano di essere “abilitanti” o “specializzanti” sulla figura dell’assistente all’autonomia ed alla
comunicazione.
Forse un definitivo intervento di chiarimento da parte del Ministero alla Pubblica Istruzione e/o d’intesa con gli
Enti locali sarebbe auspicabile".2
Sarebbe auspicabile, pertanto, un nuovo intervento che, ad esempio, specifichi meglio quanto
contenuto nella Nota del Ministero alla P.I. N° 3390/2001.
Ciò detto, la sentenza Tar Calabria in commento, induce lo scrivente ad approfondire altri
aspetti.
Innanzitutto la sentenza afferma che:
"Quanto alla domanda di accertamento dell’obbligo a provvedere, non v’è dubbio che l’attuale affidamento ad
ente terzo rispetto al Comune del servizio di assistenza, avente ad oggetto “l’attivazione di specifici interventi per
garantire l’integrazione scolastica degli alunni diversamente abili ed in situazione di svantaggio frequentanti l’Istituto
Comprensivo di Marina di Gioisa Jonica e di accompagnatore scuolabus”, non è sufficiente a ritenere assolto tale
obbligo.
L’obbligo per la PA di assicurare un sostegno scolastico al minore in situazione di disabilità ha ad oggetto una
prestazione tipica, che si concretizza nell’individuazione e reclutamento di un professionista a ciò abilitato, in possesso
delle necessarie qualifiche ed esperienza, da inserire nell’ambito scolastico e, più precisamente, nella formazione che
viene impartita in aula, per il tempo stabilito dall’autorità sanitaria in relazione alle condizioni del minore (nel caso di
specie, tale impegno è quantificato in dieci ore settimanali nella già richiamata attestazione dell’A.S. di Locri prot.
304/2011)".
Ciò significa:
1) che l'accertamento dell'obblivo a provvedere da parte dell'ente locale non è assolto con il
semplice affidamento a terzi del servizio (associazioni, cooperative, etc...);
2) L'ente locale rimane comunque obbligato (e avente un obbligo di vigilanza) sulla concreta
individuazione e reclutamento di idoneo professionista, sulla base dei bisogni dell'alunno come
certificati.
Ma i tre passaggi più importanti della sentenza si ritengono essere quelli che seguono.
Il primo:
"Si deve precisare che l’Ente locale ben può avvalersi di strumenti negoziali tipici dell’ordinamento dei servizi
alla persona (l. 328/2000) per organizzare il servizio (anzi, questo tipo di interventi, laddove inserisce l’assistenza
scolastica in un contesto più ampio di servizio al minore che non si limiti solamente a specifici interessi compartimentati,
ma ne abbracci tutta la tipologia dei diversi bisogni, è certamente auspicabile e corrisponde ad un ottimale utilizzo delle
risorse pubbliche), ma nell’esercizio di tale autonomia è tenuto ad assicurare il risultato “oggettivo” della presenza di
un educatore professionale per le ore considerate, condizione quest’ultima che nell’odierna fattispecie all’esame del
Collegio non risulta in alcun modo assolta, né peraltro è contemplata dalla convenzione che - in quanto generica sotto
quest’aspetto - non offre alcuna garanzia al riguardo".
Con il primo passaggio, il Tar Calabria, correttamente, "unisce" il diritto scolatico al diritto
socio-sanitario. Come già voluto dall'Accordo Stato Regioni del 2008 sull'inclusione scolastica degli
alunni con disabilità, l'Ente locale ben può avvalersi di strumenti negoziali tipici dell’ordinamento
dei servizi alla persona (l. 328/2000) per organizzare il servizio, specifidancosi che ciò che conta è
raggingere il fine, ovvero che "nell’esercizio di tale autonomia è tenuto ad assicurare il risultato
“oggettivo” della presenza di un educatore professionale per le ore considerate...".
Insomma, gli strumenti e mezzi non mancano e possono anche essere "integrati" tra di loro,
purchè al "centro vi sia la persona" (in questo caso persona-alunno). E ciò "ricorda" un pò
quell'orientamento legislativo (ed anche del mondo dell'associazionismo e dei professionisti del
sociale e della psichiatria) che avallano "la presa in carico globale" della persona con disabilità,
l'approccio multidisciplinare ed il progetto individuale di vita (ex art. 14 l. 328/00).
Il secondo:
"In linea di principio, inoltre, l’assistenza va assicurata in ogni caso, senza che abbiano rilievo le eventuali
condizioni di difficoltà economica dell’Ente (circostanza che non è dedotta nel presente giudizio), perché quest’ultima 3
situazione può giustificare un impedimento solamente laddove conseguente alla dimostrata impossibilità assoluta di
accedere a risorse anche esterne al finanziamento corrente della spesa comunale".
Con il secondo passaggio, si ha l'ulteriore conferma che non solo gli strumenti e mezzi non
mancano e possono anche essere "integrati" tra di loro, ma che anche se dovessero mancare le
risorse - dice il collegio "l’assistenza va assicurata in ogni caso, senza che abbiano rilievo le
eventuali condizioni di difficoltà economica dell’Ente..." - il servizio andrebbe comunque erogato
all'alunno.
Il terzo:
"Il termine a provvedere scade ordinariamente in corrispondenza dell’inizio delle lezioni (dal momento che è
esigibile secondo buona fede la tempestiva comunicazione da parte della Scuola dell’avvenuta iscrizione di un minore
disabile, con conseguente possibilità-dovere in capo al Comune di provvedere per tempo), oppure entro il trentesimo
giorno dalla richiesta della famiglia (corredata dall’apposita certificazione medico-legale), ove quest’ultima sia
sopravvenuta rispetto al primo.
Ne deriva l’attuale sussistenza dell’obbligo da parte dell’Ente a provvedere al servizio, nelle modalità che riterrà
opportune (selezione di un professionista in possesso delle necessarie caratteristiche e specializzazioni, oppure
affidamento dello specifico servizio all’organismo già individuato o altro di simile, secondo le procedure di legge
necessarie).
La sussistenza dell’obbligo va accertata anche se l’anno scolastico è di imminente chiusura, dal momento che il
minore, iscritto alla II classe della scuola primaria per l’a.s. 2011/2012, dovrà comunque continuare il percorso
formativo per la classe a seguire".
Con il terzo passaggio, si ha conferma di ciò che più volte si è avuto modo di evidenziare: la
"tempistica".
Schematicamente:
1) Il termine a provvedere scade ordinaria in corrispodenza dell'inizio delle lezioni (il diritto
diviene esigibile e se non rispettato si consuma il danno all'alunno);
2) Prima del suddetto termine, secondo principi basilari del diritto, occorre la tempestiva
comunicazione da aprte della Scuola dell'iscrizione/frequenza all'ente locale dell'alunno con
disabilità e, quindi, secondo le certificazioni, l'assegnazione per tempo delle figure di assistenza
individuate;
3) La sussistenza dell'obbligo (io direi, la sussitenza del bisogno e la certificazione dello
stesso), può essere accertata anche in corso d'anno, laddove l'alunno dovesse continuare a seguire
nell'anno/i successivo/i il percorso formativo.
In conclusione può dirsi che la Giurisprudenza Amministrativa continua a manifestare
attenzione ed alta specializzazione giuridico-sociologica sui bisogni delle persone con disabilità nel
corso della loro frequenza scolastica. Purtroppo, invece, non si registra una condizione simile nella
pubblica amministrazione, la quale non è posta nelle condizioni di poter operare come la normativa
stessa prevede. Ciò è evincibile già solo dal considerevole numero di pronunce giurisdizionali che
registriamo nel settore. Si augura, quindi, che i chiarimenti giurisprudenziali consentano anche alla
P.A. un'organizzazione dell'azione amministrativa e dei servizi adeguati alla normativa vigente ed ai
bisogni dei destinatari.
Luglio 2012
AVV. FRANCESCO MARCELLINO

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 5000 del 2014, proposto da: 
-OMISSIS-, quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sul figlio -OMISSIS- quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sulla figlia -OMISSIS-, quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sulla figlia -OMISSIS-, quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sul figlio -OMISSIS-quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sul figlio -OMISSIS-, quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sulla figlia -OMISSIS-, -OMISSIS-, quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sul figlio -OMISSIS-, quale genitore esercente la responsabilità genitoriale sul figlio -OMISSIS-, tutti rappresentati e difesi dall'avv. Marco Tavernese, con domicilio eletto presso questi in Roma, viale Gorizia, 52

contro

- Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Presidenza del Consiglio dei Ministri, USR - Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio,-OMISSIS-, in persona dei rispettivi legali rapp.ti p.t, rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria ope legis in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
- Roma Capitale, in persona del legale rapp.te p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Fiammetta Lorenzetti, domiciliata in Roma, via Tempio di Giove, 21;

per l'annullamento

- del provvedimento del MIUR – USR Lazio, -OMISSIS-, prot. 1247/B14 del 6.3.2014 e relativo all’anno scolastico 2013-2014, nella parte in cui assegna all’alunno diversamente abile -OMISSIS- n. 10,30 ore di -OMISSIS- (Assistenza scolastica per l’autonomia e la comunicazione personale), non idonee a garantire il prescritto rapporto 1 a 1;

- del provvedimento del MIUR – USR Lazio, -OMISSIS-, prot. 581/B14 del 5.2.2014 e relativo all’anno scolastico 2013-2014, nella parte in cui assegna all’alunno diversamente abile -OMISSIS-n. 10,30 ore di -OMISSIS-, non idonee a garantire il prescritto rapporto 1 a 1;

- del provvedimento del MIUR – USR Lazio,-OMISSIS- di Roma, prot. 1446/FPA del 6.3.2014 e relativo all’anno scolastico 2013-2014, nella parte in cui assegna all’alunno diversamente abile -OMISSIS--OMISSIS- n. 8 ore di -OMISSIS-, non idonee a garantire il prescritto rapporto 1 a 1;

- del provvedimento del MIUR – USR Lazio, -OMISSIS-, prot. 418/B14/FP del 29.1.2014 e relativo all’anno scolastico 2013-2014, nella parte in cui assegna all’alunno diversamente abile -OMISSIS- n. 10,30 ore di -OMISSIS-, non idonee a garantire il prescritto rapporto 1 a 1;

- del provvedimento del MIUR – USR Lazio, -OMISSIS-, prot. 1015 del 4.3.2014 e relativo all’anno scolastico 2013-2014, nella parte in cui assegna all’alunno diversamente abile -OMISSIS- n. 10 ore di -OMISSIS-, non idonee a garantire il prescritto rapporto 1 a 1;

- del provvedimento del MIUR – USR Lazio, -OMISSIS-, prot. 507/FP del 3.2.2014 e relativo all’anno scolastico 2013-2014, nella parte in cui assegna all’alunno diversamente abile -OMISSIS- -OMISSIS- n. 10,5 ore di -OMISSIS-, non idonee a garantire il prescritto rapporto 1 a 1;

- del provvedimento del MIUR – USR Lazio,-OMISSIS- di Roma, prot. 1445/FPA del 6.3.2014 e relativo all’anno scolastico 2013-2014, nella parte in cui assegna all’alunno diversamente abile -OMISSIS-n. 8 ore di -OMISSIS-, non idonee a garantire il prescritto rapporto 1 a 1;

- del provvedimento del MIUR – USR Lazio, -OMISSIS-, prot. 1647/B23 del 19.2.2014 e relativo all’anno scolastico 2013-2014, nella parte in cui assegna all’alunno diversamente abile -OMISSIS- n. 18 ore di -OMISSIS-, non idonee a garantire il prescritto rapporto 1 a 1.

 

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di: Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Presidenza del Consiglio dei Ministri, USR - Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio,-OMISSIS-, Roma Capitale;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visto l'art. 52, commi 1, 2 e 5, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2014 il dott. Alfredo Storto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

 

 

1. Con ricorso notificato alle istituzioni ed amministrazioni in epigrafe indicate in data 26 marzo 2014 e depositato il 16 aprile 2014, i ricorrenti espongono di essere genitori di minori interessati da disabilità grave ex art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e si dolgono quindi della omessa assegnazione da parte del Comune di Roma delle ore di -OMISSIS- (Assistenza scolastica per l’autonomia e la comunicazione personale) spettanti ai figli in virtù di tale disabilità, in particolare nel rapporto 1/1 per come segnalato da strutture pubbliche o accreditate appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale.

1.1. Premesso il quadro normativo sulla materia, avverso gli atti di assegnazione delle ore di sostegno gli interessati, dunque, deducono:

a) Violazione e falsa applicazione degli articoli 2, 3, 34, 38 e 117, comma 2, lettera m), Cost.; degli artt. 3 e 24 della Convenzione di New York sui diritti dei disabili; degli artt. 3, 4, 12 ss. e 40 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ingiustizia manifesta;

b) Violazione dell’articolo 13, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e degli art. 42 e 45 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616;

c) Omessa e/o insufficiente istruttoria.

I ricorrenti completano il ricorso con la richiesta di risarcimento del danno e chiedono dunque l’accoglimento dell’istanza cautelare e del ricorso, col riconoscimento all’assegnazione di ore -OMISSIS- nel rapporto 1 a 1 anche per gli anni scolastici successivi.

2. Si sono costituite sia le Amministrazioni statali che Roma Capitale. Quest’ultima ha contestato ogni doglianza, rassegnando conclusioni opposte a quelle dei ricorrenti.

Nella Camera di Consiglio del 22 maggio 2014 il ricorso è stato trattenuto per la decisione in forma semplificata, sentite le parti comparse e sussistendo gli altri presupposti declinati dall’art. 60 c.p.a.

3. Venendo all’esame delle singole questioni, va in primo luogo inquadrato l’istituto dell’-OMISSIS- (Assistenza scolastica per l’autonomia e la comunicazione personale), anche nel raffronto con il sostegno, puntualizzando il riparto delle competenze amministrative nel senso per cui «mentre all'insegnante di sostegno spetta una contitolarità nell'insegnamento, essendo egli un insegnante di tutta la classe chiamato a garantire un'adeguata integrazione scolastica (con la conseguenza che egli deve essere inquadrato a tutti gli effetti nei ruoli del personale insegnante), l'assistente educatore svolge un'attività di supporto materiale individualizzato, estranea all'attività didattica in senso stretto, finalizzata alla piena integrazione nei plessi scolastici di appartenenza e nelle classi, principalmente attraverso lo svolgimento di attività di assistenza diretta agli alunni affetti da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali in tutte le necessità ai fini di una loro piena partecipazione, precisandosi inoltre che le competenze comunali non attengono al generale bisogno educativo (rientrante nella sfera delle attribuzioni statali), ma riguardano gli interventi volti a facilitare il percorso formativo dei disabili»; inoltre, va ribadito che la competenza in materia di -OMISSIS- è del Comune, per effetto delle disposizioni di cui agli artt. 42 ss. del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e 139 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (cfr., da ultimo, C.d.S., Sez. V, 3 ottobre 2012, n. 5194).

Dispone infatti il menzionato art. 42 ("Assistenza scolastica") che «le funzioni amministrative relative alla materia dell’assistenza scolastica concernono tutte le strutture, i servizi e le attività destinate a facilitare mediante erogazioni e provvidenze in denaro o mediante servizi individuali o collettivi, a favore degli alunni di istituzioni scolastiche pubbliche o private, anche se adulti, l'assolvimento dell'obbligo scolastico nonché, per gli studenti capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi, la prosecuzione degli studi», mentre il successivo art. 45 ("Attribuzione ai comuni") ha previsto (comma 1) che «le funzioni amministrative indicate nell'art. 42 sono attribuite ai comuni che le svolgono secondo le modalità previste dalla legge regionale».

Inoltre, l'art. 139 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 ("Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della l. 15 marzo 1997, n. 59") ha attribuito alle province, in relazione all'istruzione secondaria superiore, e ai comuni, in relazione agli altri gradi inferiori di scuola, i compiti e le funzioni concernenti, fra l'altro «(…) c) i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio»..

Ferma restando dunque, nella specie, la competenza a provvedere di Roma Capitale, da quanto precede si evince anche che il servizio in parola non rientra nel sistema integrato di interventi e servizi sociali (per i quali l’art. 6, comma 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328 pone in via immediata il limite delle risorse disponibili), ma piuttosto si inserisce, nel quadro delineato dalle norme passate in rassegna, tra le misure di supporto all’istruzione in funzione di garanzia del diritto allo studio e alla integrazione scolastica del soggetto disabile garantiti in primo luogo dall’art. 34 della Costituzione. Finalità e principi scolpiti, in linea più generale, dalla Corte costituzionale la quale ha più volte rilevato che l’esigenza di tutela dei soggetti deboli si realizza non solo con pratiche di cura e riabilitazione, ma anche attraverso il loro pieno ed effettivo inserimento, oltre che nella famiglia, anche nella scuola e nel mondo del lavoro, tant’è che con la sentenza n. 26 febbraio 2010, n. 80 (con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, commi 413 e 414 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nella parte in cui rispettivamente è stato fissato un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno ed è stata esclusa la possibilità di assumere insegnante di sostegno in deroga al rapporto tra studenti e docenti stabilito dalla normativa statale, pur in presenza di situazioni di disabilità particolarmente gravi) il Giudice delle leggi ha evidenziato, tra l’altro, che i disabili non costituiscono un gruppo omogeneo, sussistendo forme diverse di disabilità, alcune di carattere lieve ed altre gravi, e che “per ognuna di esse è necessario, pertanto individuare meccanismi di rimozione degli ostacoli che tengano conto della tipologia di handicap da cui risulti essere affetta in concreto la persona”.

Anche alla luce di questo principio e in assenza di univoci indici normativi di segno contrario, rileva, peraltro, come il servizio di -OMISSIS- – connotato come attività di supporto all’istruzione – non sia rigidamente somministrabile nella pretesa proporzione di 1 a 1, ma vada piuttosto commisurato alle concrete esigenze dei singoli disabili, alla stregua di idonea documentazione che ne attesti le proporzioni necessarie.

Nel caso in esame – incontroversa tra le parti la situazione di grave disabilità ex art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 da cui sono affetti tutti i minori istanti secondo quanto risulta dalle certificazioni prodotte in giudizio – i ricorrenti hanno altresì versato in atti attestazioni di operatori sanitari accreditati o comunque specializzati nei settori di competenza (e che non hanno formato oggetto di specifica contestazione ad opera della parte pubblica) dalle quali risultano altrettante richieste, motivate con peculiari contesti clinici, di affiancamento nei contesti scolastici di personale -OMISSIS- in rapporto individualizzato 1 a 1.

Per le superiori considerazioni il ricorso va pertanto accolto e per l’effetto vanno annullati gli atti in ricorso prodotti e i sottostanti atti comunali o citati o prodotti nelle parti in cui assegnano, anche in deroga, ai figlioli dei ricorrenti un numero di ore di -OMISSIS- che non tiene conto della situazione di handicap grave in cui essi versano e va pertanto ordinato a Roma Capitale di adottare gli opportuni provvedimenti per assicurare l’adeguata organizzazione del personale di cui trattasi in relazione al concreto fabbisogno dei minori.

3.1. Va invece respinta la domanda di risarcimento del danno pure articolata dai ricorrenti, in quanto la stessa appare genericamente determinata e proposta in maniera tale da non poter compulsare i poteri istruttori del giudice, non avendo gli istanti fornito neppure un principio di prova al riguardo (TAR Molise, 22 giugno 2012, n. 258).

Va del pari respinta la domanda di condanna dell’Amministrazione a garantire il suddetto rapporto 1 a 1 anche per gli anni scolastici successivi a quello 2103/2014, posto che, pur perdurando la situazione di handicap grave da cui i minori risultano affetti, la misura di carattere integrativo dell’-OMISSIS-, a differenza del sostegno, va commisurata anche nell’entità all’evoluzione del contesto scolastico in cui il disabile è di volta in volta calato, non potendosi procedere ad un accertamento una volta per tutte della misura di questo specifico intervento.

4. Infine, la soccombenza ripartita e la delicatezza delle questioni trattate integrano presupposti idonei ex artt. 26 c.p.a. e 92 c.p.c. per compensare le spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, così dispone:

- lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti con esso gravati nei limiti e con gli effetti di cui in motivazione;

- respinge la domanda risarcitoria;

- compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento dei dati dei minori e dei terzi da cui possa indirettamente desumersi l’identità dei predetti, ai sensi di cui agli artt. 52, comma 5, d.lgs. n. 193/06 nonché 22, comma 8, del medesimo d.lgs., nel caso di diffusione della presente decisione con qualsiasi modalità, anche non telematica, a soggetti diversi dalle parti di causa

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2014 con l'intervento dei magistrati:

 

 

Pierina Biancofiore, Presidente FF

Giuseppe Chine', Consigliere

Alfredo Storto, Consigliere, Estensore

 

 

 

 

     
     
L'ESTENSORE   IL PRESIDENTE
     
     
     
     
     

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 04/06/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


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Non si tratta di strigliare nessuno...ma di suggerire l'applicazione delle norme che sono chiarissime.Lo dimostrano gli atti di alcuni Comuni:Cittanova,Bianco,Siderno,Gioiosa Ionica.REGGIO CALABRIA e tanti altri ...poi per quanto riguarda le nostre affermazioni sono suffragati di pareri legali eccellenti.Uno su tutti Salvatore Nocera,FISH e AIPD.

Festa dell'Unità-Cinquefrondi-16/08/2015:Michele Galimi,Michela Tripodi e On.Seby Romeo

Generazione# Mercoledì 13 maggio alle ore 15:30 sul canale 19 del digitale terrestre! 
Registrazione effettuata C/O'Istituto Superiore "R.Piria" di Rosarno affrontati il tema dell'inclusione scolastica, le novità previste nella riforma scolastica, la formazione professionale degli insegnanti di sostegno, le criticità affrontate dalle famiglie degli studenti diversamente abili:Ospiti Giacomo SaccomannoFrancesco Antonio Policriti contributi della Senatrice Laura Bignami e dell'Onorevole Federica Dieni.

L’Associazione ADDA, che in poco più di un anno di attività ha condotto importanti battaglie e sviluppato iniziative per la difesa e l’affermazione dei diritti dei ragazzi “diversamente speciali”-basti citare la pubblicazione della Guida su inclusione, sussidi e diritti-,  aderisce alla Giornata mondiale dell’autismocon un’iniziativa mirata, nel contempo, alla diffusione della conoscenza del fenomeno e a fornire un aiuto alle famiglie dei soggetti con questa diversità.

La tesi di laurea di Chiara Ivaldi, impreziosita dalla presentazione di un luminare quale Michele Zappella, è un riconoscimento al nostro impegno e, lasciatecelo dire, ai nostri successi. Così come rappresenta per noi una gratificazione la collaborazione con l’Istituto d’istruzione Superiore “ Piria”  di  Rosarno, che sotto la guida della Dirigente Maria Rosaria Russo si è specializzato nelle didattiche dell’integrazione  al punto di potersi definire, nel campo, un polo d’eccellenza.

Essendo nostra convinzione che la piena integrazione dei ragazzi “diversamente speciali” sia un obiettivo ancora lungi dall’essere raggiunto, continueremo nella ricerca di tutte le sinergie e le collaborazioni nelle istituzioni e nelle articolazioni della società civile, nutrendo assoluta fiducia nel valore della buona causa che sosteniamo e nella capacità intrinseca di essa di attrarre le persone - che fortunatamente esistono e ci danno una mano, dal consigliere regionale del PD Seby Romeo alle parlamentari   del Movimento Cinque Stelle Dieni e  Nesci- che dimostrano di credere nei valori della solidarietà e dell’uguaglianza.

E’ con questo spirito che ci  accingiamo, nei prossimi giorni, a recarci a un incontro con i dirigenti dell’USR e ad essere ascoltati dalla Commissione affari sociali della Camera dei Deputati, appuntamenti nei quali si farà un’approfondita ricognizione della situazione dell’integrazione della disabilità in Calabria. In entrambe le sedi esporremo il nostro punto di vista, così riassumibile: solo se ciascuno farà esattamente ciò che gli compete, cioè il proprio dovere, la battaglia per l’integrazione sarà vinta.

Vito Crea-Presidente Adda

Domenico Distilo-Addetto Stampa

 

RIVIERA 8.3.2015 RIVIERA 8.3.2015

..

Disabilità – Dieni (M5S) – Le scuole tutelino i diritti degli studenti diversamente abili

E’ intollerabile che nel 2015 i bambini disabili debbano ancora sopportare la scarsa capacità, da parte di alcune scuole, di garantire loro un’offerta formativa e infrastrutturale che tenga conto delle loro peculiarità.” Federica Dieni, deputata del Movimento 5 Stelle così commenta la denuncia dell’Associazione ADDA (Associazione Difesa Diversamente Abili) sulle carenze riscontrate in diversi istituti  nel garantire la possibilità di un pieno accesso al servizio educativo anche a minori colpiti da disabilità.

“Vorrei ricordare che la Legge 104/92 riconosce e tutela la partecipazione alla vita sociale delle persone con disabilità, in particolare nei luoghi per essa fondamentali: la scuola, durante l’infanzia e l’adolescenza e il lavoro, nell’età adulta. Un quadro delle disposizioni normative sulla materia è stato raccolto, peraltro, nelle “Linee guida per l’integrazione degli alunni con disabilità”, diramate con nota del 4 agosto 2009 dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. In questo documento si ricorda che ‘l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità è un processo irreversibile, e proprio per questo non può adagiarsi su pratiche disimpegnate che svuotano il senso pedagogico, culturale e sociale dell’integrazione trasformandola da un processo di crescita per gli alunni con disabilità e per i loro compagni a una procedura solamente attenta alla correttezza formale degli adempimenti burocratici’. E’ per questo nostro dovere vigilare affinché il diritto delle persone disabili, costituzionalmente tutelato, a partecipare alla vita sociale e ad accedere ai servizi pubblici come tutti gli altri cittadini venga garantito.”

“I casi denunciati sulla stampa e che parlano di minori costretti a sopportare chilometri di strade di montagna per raggiungere strutture scolastiche attrezzate o di bambini ghettizzati che non partecipano a percorsi d’integrazione con i compagni, rappresentano perciò una ferita che va sanata. La disabilità non è una diversità da tollerare, ma può essere per tutti, studenti e insegnanti, anche fonte d’insegnamento. Cercherò per questo di visitare quanto prima le scuole del sud della Calabria per toccare con mano i problemi degli studenti disabili e la loro possibilità di partecipare alla formazione in una condizione di parità.”

   INIZIATIVA DI DUE PARLAMENTARI SULLA SEGNALAZIONE DELL’ADDA         


La segnalazione dei dirigenti dell’ADDA (Associazione per la difesa dei diritti dei bambini diversamente abili), il presidente Vito Crea e l’addetto stampa Domenico Distilo, relativa alla sospensione dell’attività dell’unità multidisciplinare nelle scuole della Piana è stata ripresa da due parlamentari calabresi del Movimento 5 Stelle, Dalila Nesci e Federica Dieni, che scrivono al presidente f.f. dell’A.S.P. di Reggio Calabria, dottor Ermete Tripodi, per avere notizie dirette e dettagliate in ordine “alla sospensione sine die dell’attività presso le istituzioni scolastiche della Piana (di Gioia Tauro, nda) dell’unità multidisciplinare che segue i bambini e i ragazzi diversamente abili individuandone, in sinergia con i consigli di classe, i bisogni formativi e definendone i PEI». E in particolare per sapere se «ci sono ragioni contabili, che questa volta sembrerebbero legate alle spese e alle modalità di viaggio dei professionisti dagli uffici dell’ASP alle sedi scolastiche e alla mancata stipula di apposite convenzioni con gli istituti».
La rilevanza della questione, delle quali le due parlamentari investono il Governatore Mario Oliverio, viene sottolineata dalle due parlamentari in relazione ai diritti costituzionali delle persone disabili (art.3 della Costituzione), diritti che “debbono essere comunque garantiti”. Non ci resta che attendere gli sviluppi.

 

FIABA ACCANTO ALL’ADDA A DIFESA DEGLI STUDENTI DIVERSAMENTE ABILI

Sembra di vivere nel terzo mondo: appare veramente sconvolgente e gravissimo il provvedimento emesso dal Direttore generale dell’ASP di Reggio Calabria che ha sospeso l’attività dell’unità multidisciplinare presso le istituzioni scolastiche della Piana per il sostegno degli studenti e ragazzi diversamente abili. Tale metodologia serve ad individuare, con l’ausilio del consigli di classe, le necessità degli studenti ed i bisogni formativi, definendo, poi, i Piani Educativi Individualizzati (PEI). Un percorso fondamentale per la corretta istruzione dei ragazzi e per consentire a costoro di poter svolgere una attività didattica adeguata ed indirizzata specificamente alle necessità dei medesimi. I problemi contabili ed organizzativi delle ASP non possono, certamente, pregiudicare, ancora una volta, le fasce deboli e l’istruzione scolastica di chi ha già un fardello pesante da portare avanti. Si tratta di un  diritto garantito dalla Costituzione e dalla normativa Europea che non può, assolutamente, essere sospeso o limitato per esclusive ragioni economiche e per la cattiva organizzazione di tali enti. Trattandosi di un comportamento gravissimo ed intollerabile il FIABA mette a disposizione dell’ADDA e di tutti i cittadini interessati i propri uffici legali per iniziare una battaglia di civiltà e per il ripristinare la legalità calpestata, ribadendo che le istituzioni non possono, certamente, eliminare per proprie incapacità dei diritti nascenti dalla legge e che si indirizzano verso soggetti sfortunati e che hanno indispensabile bisogno di tali strumenti. Pertanto, nell’appoggiare pienamente le iniziative che verranno concordate ed intraprese, la struttura legale del FIABA valuterà sia la possibile esistenza di fattispecie di rilevanza penale a carico di chi ha omesso di rispettare la legge e sia l’eventuale diritto di chiedere i danni a coloro che hanno calpestato un diritto esistente. Approfittare delle condizioni di difficoltà delle persone disabili ed eliminare un diritto riconosciuto dalle leggi primarie della nostra Nazione, è intollerabile e non sopportabile. Quindi, ogni azione possibile sarà portata avanti senza “se” e senza “ma”.

                                                           Il Vice Presidente Nazionale FIABA

                                                  avv. Giacomo Saccomanno

On.Nesci e Dieni M5S-ASP RC
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PRESENTATA A ROSARNO LA GUIDA DELL’ADDA

S’è svolta nella mattinata di giovedì 18 dicembre, presso l’Auditorium dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Piria” di Rosarno, la presentazione della guida Inclusione scolastica,Alunni diversabili: normative, sussidi, diritti, a cura dell’Associazione ADDA (Associazione per la difesa dei diritti dei bambini diversabili) e dello stesso istituto “Piria”.

A introdurre l’evento la Dirigente scolastica del “Piria”, Maria Rosaria Russo, che ha rivendicato l’impegno della propria scuola sul fronte della disabilità e la qualifica di polo d’eccellenza per l’integrazione  degli alunni diversamente abili.

Subito dopo la Dirigente, il sindaco di Rosarno, dottoressa Elisabetta Tripodi, che, tra l’altro, ha ringraziato l’ADDA per l’edizione della “Guida”, in quanto sopperisce al vuoto di conoscenze di famiglie ed amministratori locali. Il neo consigliere regionale Giovanni Arruzzolo ha plaudito alle attività dell’ADDA, soffermandosi su alcune iniziative ed eventi dei mesi scorsi.

E’ quindi intervenuto il consigliere regionale di fresca elezione Seby Romeo, che dopo aver annunciato di essere alla prima uscita pubblica dopo l’elezione, ha messo in evidenza l’opportunità per i rappresentanti istituzionali di acquisire sul territorio gli elementi di conoscenza necessari all’espletamento dell’azione politica e di governo. Ha anticipato che porterà in discussione del Consiglio Regionale la proposta di assicurare il trasporto gratuito per gli alunni delle scuole superiori, nel quadro della lotta alla dispersione scolastica.

A seguire il presidente dell’ADDA Vito Crea, che ha, ancora una volta, denunciato le omissioni delle amministrazioni locali in ordine all’attuazione delle leggi sul diritto allo studio. In particolare s’è soffermato sul mancato accreditamento dei fondi regionali stanziati sul diritto allo studio e sulla mancata ripartizione da parte della Provincia di Reggio Calabria. Crea, rivolgendosi ai neo consiglieri regionali, ha chiesto con forza, ottenendo importanti rassicurazioni, l’assistenza diretta riguardo alla prestazione delle terapie riabilitative, come già avviene in altre regioni.

L’addetto stampa dell’Adda, Domenico Distilo, si è soffermato sul ruolo dell’ADDA e sulle battaglie che le famiglie dei bambini diversabili sono costrette a sostenere  per avere garantiti diritti costituzionalmente garantiti ed incomprimibili. In molti amministratori locali e in molti dirigenti scolastici manca la corrispondenza tra parole e fatti. Il compito dell’ADDA è di intervenire con tempestività ed efficacia su queste situazioni, creando la necessaria sensibilità verso queste problematiche.Per questo motivo la “Guida” sarà da oggi scaricabile sul sito dell’associazione www.associazioneadda.it.

La dottoressa Marilena Romeo, docente di sostegno, ha svolto un relazione dal taglio tecnico ed analitico sulle leggi e la didattica dell’inclusione scolastica, tracciandone un breve profilo storico.

La manifestazione si è concluso con un concerto dell’alunno “diversamente speciale” Antonio Barbieri.

Alla manifestazione sono intervenute le associazioni operanti nel comune di Rosarno, oltreché il presidente della Consulta delle associazioni del comune di Gioiosa Ionica Vincenzo Logozzo e altre testate giornalistiche e televisive tra cui Telemia e Pianainforma, nonché i corrispondenti locali della Gazzetta del Sud, il Quotidiano del Sud e Il Garantista. 

fotografa ufficiale dell’associazione ADDA  Diana Manduci GALATRO

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On.Laura Coccia-PD

S.E. MONS.MILITO MOSTRA ADDA S.E. MONS.MILITO MOSTRA ADDA

Caro Signor Vito,

 
ho subito trasmesso la documentazione che mi ha inviato ai colleghi deputati M5S della commissione Affari sociali della Camera, che nella specifica materia ha stretta competenza. Li risentirò nei prossimi giorni per conoscere le loro conclusioni nel merito della vicenda sottoposta alla mia attenzione.
 
Con l'occasione, rinnovo la mia piena disponibilità e porgo i più cordiali saluti.
 
dalila

QUOTIDIANO DEL SUD 03.10.2014

Associazione Adda

Galatro

 

accolgo con soddisfazione la Vs comunicazione relativa alle attività di sensibilizzazione dell'Associazione ADDA.

Sento di condividere lo spirito che la anima e le azioni di sensibilizzazione su una realtà sociale così fragile.

Auguro di continuare nel tenere desta la sensibilità generale sul problema dei nostri fratelli che per motivi di salute spesso incontrano difficoltà nel contesto sociale e non trovano l'attenzione che meritano.

d. Francesco OLIVA,

vescovo Locri-Gerace

On. Mario Caligiuri

Maiolo (Legautonomie Calabria): "I Comuni calabresi salvaguardino il diritto allo studio"

"Sollecitiamo i comuni calabresi che ancora non vi abbiano provveduto, a prendere provvedimenti urgenti e immediati in modo da sopperire ai bisogni di assistenza educativa ed attrezzature specialistiche per gli alunni disabili frequentanti le scuole di competenza comunale"

 

 

Il diritto allo studio e il principio di equità e non discriminazione degli
alunni disabili deve essere garantito, così come indicano la legge 5
febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione
sociale e i diritti delle persone handicappate), la Nota Ministeriale del
Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (30 novembre
2001) e la Legge regionale n. 27/1985 in materia di diritto allo studio,
tra gli altri provvedimenti.

È quanto afferma in una nota il Presidente di Legautonomie Calabria, Mario
Maiolo.

È per tali motivi che sollecitiamo i comuni calabresi che ancora non vi
abbiano provveduto, adottando il piano per il diritto allo studio, a
prendere provvedimenti urgenti e immediati in modo da sopperire ai bisogni
di assistenza educativa ed attrezzature specialistiche per gli alunni
disabili frequentanti le scuole di competenza comunale.

Le funzioni amministrative relative alla materia "assistenza scolastica"
competono al Comune in conformità a quanto previsto già dall'art. 42,
D.P.R. n. 616 del 1977 mentre, rileva l'Adda, la Provincia di Reggio
Calabria ha assicurato il finanziamento solo di alcuni degli istituti
previsti nella legge regionale n. 27/1985 in materia di diritto allo studio.

Riconosciamo all'Associazione Adda (Associazione Difesa Diversamente Abili)
il merito di avere sollevato più volte la questione e di averci reso
disponibili i dati relativi al numero di ragazzi disabili in situazione di
gravità che sono 94 nella scuola dell'infanzia, 329 nella primaria, 168
nella scuola media di primo grado e 176 in quella di secondo grado solo
nell'intera Provincia di Reggio Calabria.

Proprio nei primi giorni del nuovo anno scolastico ci auguriamo che possano
essere presi provvedimenti per garantire il diritto allo studio,
l'integrazione e l'assistenza dei ragazzi disabili e che gli appelli di
Associazioni, genitori e istituzioni possano essere ascoltati e accolti.

Calabria: Minasi, necessario tutelare gli studenti disabili

10 Settembre 2014 - 17:01

(ASCA) - Reggio Calabria, 10 set 2014 - ''Non possiamo che accogliere con preoccupazione l'appello che l'Adda (Associazione Difesa Diversamente Abili) ed il suo presidente Vito Crea stanno lanciando da giorni a mezzo stampa sulla seria problematica della tutela dei ragazzi meno fortunati i quali, in ambito scolastico, si trovano senza servizi adeguati a quelle necessita' che quotidianamente esprimono''. Lo afferma Tilde Minasi, consigliere regionale della Calabria. ''L'Associazione, legittimamente, manifesta seri e fondati timori per la condizione che, in molti comuni della Piana di Gioia Tauro, questi allievi potranno vivere durante l'intero anno scolastico: situazione che potrebbe gravemente offuscare un diritto sancito dalla Costituzione. L'integrazione dei soggetti diversamente abili e la giustissima pretesa di poter svolgere il compito di studenti a tutti gli effetti - afferma Minasi - rappresentano un cardine basilare sul quale misurare il valore di una societa' che intende definirsi civile. Bene ha fatto il sodalizio di Crea a denunciare, ad alta voce, un disagio non tollerabile per i ragazzi e le loro famiglie richiamando chi di dovere alle proprie responsabilita'. Sebbene si registri, in via generale, una carenza ormai nota di trasferimenti statali a tutti i livelli istituzionali e quindi ci si trovi dinnanzi ad un'insufficienza che, a cascata, parte dallo Stato centrale ed arriva agli organi periferici, bisogna ricordare che esistono, tra i cittadini, delle esigenze particolari che devono essere soddisfatte (cosi' come stabilito dalle leggi) dalle amministrazioni locali al di la' dell'accredito di somme dovute da altre realta' pubbliche (fondi, tra l'altro, a volte erogati e non spesi dai comuni, cosi' come sottolinea la stessa Adda). Le norme vigenti, infatti (in primis la legge 104/92) impongono un'assistenza specialistica da effettuare reclutando profili professionali specifici: step che diverse amministrazioni municipali della provincia reggina ancora non hanno compiuto. Comuni che, inoltre, hanno l'obbligo normativo di garantire i servizi essenziali, ad oggi palesemente a rischio, attingendo risorse dai propri documenti finanziari. Pur comprendendo le difficolta' economiche a tutti note degli enti locali, auspico francamente che si operi in maniera sinergica ed oculata per rimuovere questi ostacoli e dare risposte concrete ad una fascia di cittadinanza che, piu' di altre, ha bisogno di sostegno e protezione - conclude Minasi - affinche' il loro ruolo all'interno dell'assetto sociale sia ben definito proprio attraverso le azioni di chi deve promuovere percorsi di integrazione e garantire una migliore qualita' di vita''